Nov 20 2007
Recaptcha, ovvero dallo spam ad Openlibrary.org
Un test captcha nella vita prima o poi capita a qualsiasi internauta che si rispetti. Si tratta di quel rettangolo che appare in molte pagine Internet, in cui si richiede ad un utente di scrivere quali siano le lettere o i numeri presenti in una sequenza di lettere o numeri che appaiono distorti o offuscati sullo schermo. Ma pochi sanno che adesso questo particolare tipo di test oltre a proteggere i propri dati ed eventuali acquisti potrà diventare tra breve, con il nome di recaptcha, un modo geniale, oltre che economicissimo, di archiviare vecchi libri online.
Tutto merito della straordinaria intuizione di chi il captcha l’ha inventato, Luis von Ahn, professore di informatica nella statunitense Carnegie Mellon che adesso vuole trasformare la sua creatura in un paladino della cultura. Come? Il progetta interessa l’Open Library, la più grande biblioteca digitale mai realizzata finora che ogni settimana trasferisce nella rete libri, spesso anche molto antichi. I libri possono essere sfogliati, seguendo le pagine, ma anche consultati esclusivamente in forma digitale. Ora, proprio in questo passaggio capita molto di frequente che il sistema informatico dell’Open Library non riesca a leggere alcune parti dei libri da digitalizzare o le legga male. I recaptcha riprodurrebbero dunque le parti non riconosciute in modo che vengano introdotte manualmente da tutti gli utenti. Una sorta di biblioteca universale che permetterà in modo facilissimo di salvare centinaia di migliaia di volumi con un piccolo gesto da casa. E quello dei recaptcha non è che uno dei tentativi più intelligenti di mettere a disposizione del pianeta il maggior numero di libri possibili contro il monopolio di giganti come Google che ha la sua fetta di mercato anche in questo settore.
da: blog.panorama.it
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