Apr 09 2008
Banda larga italiana, i ritardi e le speranze
La nuova relazione della Società dell’Informazione, in seno alla Commissione Europea, accusa di ritardi l’Italia, sulla banda larga, pur apprezzandone i passi avanti fatti nel 2007. Numerosi i problemi segnalati, ma il più scottante è soprattutto uno: la scarsa diffusione delle connessioni banda larga, rispetto alla media europea. Siamo al 17,1 per cento, contro la media UE27 del 20 per cento. Peggio della Spagna, poco meglio del Portogallo, tallonati da Malta. Francia, Germania e Regno Unito sono lontani, oltre la media.
In verità, è un problema ma è anche il sintomo di qualcosa che non funziona a livello più profondo, nella società italiana. Molto si può capire da un altro dato, appena pubblicato dall’Osservatorio Banda Larga: la percentuale di utenti banda larga sul totale di quelli con il Pc. Ossia sul totale della popolazione interessata alle nuove tecnologie. Il dato è del 38 per cento, nel 2007, contro una media del 32 per cento (UE25). Facciamo meglio del Regno Unito, Spagna (33 per cento, entrambi) e soprattutto della Germania (28 per cento). Forse allora il problema non è più tanto della banda larga in sé, ma della scarsa alfabetizzazione informatica di gran parte della popolazione. Anche la copertura banda larga è ormai dignitosa: 94 per cento (anche se inferiore a Francia e Regno Unito e migliore di Germania e Spagna, nonostante le nostre sfavorevoli condizioni orografiche). Fino al 2006 c’era il problema, evidente, della scarsa copertura delle zone rurali, ma questo dato è passato al 70 per cento, dall’allora 51 per cento. È vero che in Italia, visto il grande numero di piccoli comuni (il 30 per cento dei comuni totali italiani è in digital divide) è più importante che in altri Paesi arrivare a una copertura vicina al 100 per cento, per evitare che un numero troppo elevato di comunità sia tagliato fuori dal futuro.
Tuttavia la direzione è quella giusta. Il WiMax e la diffusione (che continua) delle tecnologie Hiperlan contribuiranno a farci arrivare a quota 98,5 per cento di copertura nel 2010. S’impegna anche 3 Italia, che ha appena annunciato 300 milioni di investimento in banda larga mobile nel Sud Italia, nelle zone in digital divide.
Resta ad oggi il problema dell’abisso tra grandi città e città minori (non coperte da unbundling), quanto a velocità e a qualità delle offerte attivabili, il che è sintomo di una concorrenza ancora non abbastanza matura. Non a caso l’altro elemento che distingue l’Italia dal resto d’Europa è la quota di mercato record detenuta dall’ex monopolista.
Le nuove offerte bitstream, però, che stanno migliorando la qualità delle Adsl disponibili fuori dall’unbundling, permetteranno di riequilibrare almeno un po’ la situazione. Insomma, forse allora le cause del ritardo italiano nella banda larga vanno cercate fuori da questo mercato. Così anche le soluzioni dovranno partire da una nuova campagna di alfabetizzazione degli utenti. La copertura è elemento abilitante, ma non è sufficiente per fare passare la popolazione ai vantaggi delle comunicazioni elettroniche.
da:mytech.it
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