Jul 21 2008
Schiavi dell’informazione “mordi e fuggi”. Così il web ci sta cambiando
E se Google ci rendesse stupidi? Se lo chiede Nicholas Carr ex direttore della Harvard Business Review e autore di molti saggi su Internet, sulle pagine dell’Atlanitic. La tesi è effettivamente un po’ forte, ma Carr non è tipo che spara senza prima aver caricato a dovere la sua penna. E in effetti le argomentazioni anche questa volta non mancano. La rete è diventata insostituibile – sostiene Carr -, quello che un tempo richiedeva ore di affannose ricerche tra gli scaffali delle biblioteche ora può essere sbrigato in qualche manciata di secondo. Fin qui tutto bene. Il problema – secondo Carr – è che questo modello di fruizione dell’informazione ci sta cambiando il cervello, e purtroppo non in meglio. Internet sta demolendo la capacità di concentrazione e di riflessione. E lo si capisce da come sta cambiando la nostra inclinazione alla lettura. Le persone stanno perdendo la capacità (e la voglia) di leggere libri ma anche testi di media lunghezza, abituati come sono a schizzare fra un link e l’altro. E per rafforzare la sua teoria Carr cita una ricerca britannica sui comportamenti dei lettori online, che ormai nella maggior parte dei casi saltano da una pagina all’altra leggendo al massimo una o due pagine di un articolo o di un ebook.
Ma c’è di più. Questo cambiamento andrebbe ben oltre la semplice inclinazione alla lettura arrivando a condizionare anche la nostra attività cognitiva. Non a caso Carr cita a esempio l’orologio, un’invenzione che ha cambiato tutti i nostri cicli vitali che un tempo erano regolati dal sole; ebbene, Internet, allo stesso modo, starebbe assorbendo buona parte delle nostre capacità intellettuali, diventando la nostra mappa, il nostro orologio, la nostra macchina da scrivere, la nostra calcolatrice, il nostro telefono, la nostra radio e la nostra televisione. La quintessenza di questo alter ego digitale è rappresentato da Google, che oggigiorno non è più un semplice motore di ricerca ma un vero e proprio modello di intelligenza artificiale che si sta integrando – se non sostituendo – al nostro cervello. L’idea è che tutte le informazioni siano alla nostra portata e nel più breve tempo possibile, scrive Carr. Dietro però c’è anche un modello di business: tanto più veloce è la navigazione in Rete tanto più numerose saranno le possibilità per la grande G di raccogliere informazioni sugli utenti e di conseguenza di inserire annunci pubblicitari. I protagonisti del web insomma hanno tutto l’interesse a disperdere la nostra attenzione; l’ultima cosa che vogliono è incoraggiare una lettura distesa; più briciole ci lasciamo dietro meglio è.
Di parere completamente opposto è Kevin Kelly uno dei fondatori di Wired che dalle pagine del suo blog parla di Carr come di uno che per sua stessa ammissione si definisce un pessimista delle nuove tecnologie, e controbatte: È difficile prendere sul serio le sue preoccupazioni. E se invece diventassimo più intelligenti quando ci colleghiamo alla rete? E se l’oceano di pezzi brevi generato dalla rete fosse dovuto al fatto che per questo genere di comunicazione oggi esiste un mercato che un tempo non c’era? Una tesi in parte raccolta in un altro blog, quello di Scott Karp, secondo cui il problema sta nel fatto che Internet ci fa confrontare con un processo di pensiero che non nasce in modo lineare (come accade invece in un libro), ma reticolare. Anziché seguire un testo lungo e coerente, il web ci conduce a formare un pensiero unificando più tesi poste su piani paralleli e collegate fra di loro. Come dire, la lettura da Internet non è meno nobile di quella da un libro, è semplicemente diversa.
Chi ha ragione? La prova del nove potrebbe arrivare indirettamente da questo articolo (che è mediamente più lungo di quelli che pubblichiamo su Mytech). Se siete arrivati in fondo allora forse non siete ancora totalmente condizionati dai tentacoli del web. Se invece vi siete persi nell’universo degli hyperlink, beh allora dietro le parole di Carr potrebbe esserci qualche fondamento. Il che non significa che crediamo che stiate diventando stupidi.
da: mytech.it
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