Sep 29 2008

Google Maps: queste non le vedrete mai

Published by admin at 08:56 under Curiosità, Web

Cinquantuno: tante sono le zone che, secondo il magazine IT Security, compaiono incomplete oppure oscurate su Google Maps e Google Street View. Non per manchevolezze tecniche del servizio di Big G (che potrebbe acquisirle e rappresentarle in maniera analoga a quanto fatto con buona parte del mondo), quanto per ragioni di convenienza o di natura legale: Maps si trova ad essere completo ma non omnicomprensivo, in piccola parte censurato (anche se “sfocato” suona meglio). E con un piccolo problema di fondo: la scarsa omogeneità valutativa.

IT Security divide l’elenco dei luoghi oscurati in quattro categorie: le zone militari e governative, quelle oggetto di controversie legali contro Big G, quelle legate alla produzione o all’accumulo di energia e le zone universitarie.

Censurato, o meglio sfocato, si è detto prima: l’effetto-blur, noto a chi almeno una volta si è cimentato con la computer graphics (e con il fotoritocco in particolare) interviene dopo un determinato livello di zoom. E se non c’è il blur, intervengono altre tecniche: pixelatura, soprattutto. E via nascondendo.

Tra le zone militari e governative, la Casa Bianca ma anche la casa del Vice Presidente degli Stati Uniti Dick Cheney (oscurata su Google ma visibile altrove) e varie basi aeree o militari sparse nel mondo (da Soesterberg nei Paesi Bassi, uno dei punti nevralgici a stelle e strisce che riporta all’epoca della Guerra Fredda, a Leeuwarden, dall’Agenzia C3 della Nato alla base aerea di Geilenkirchen, da Kamp van Zeist a Ramstein Air Base).

Vi sono poi i casi politico-legali: ad esempio, North Oaks, immediata periferia di St. Paul, nel Minnesota: nello scorso giugno gli abitanti hanno inviato una petizione per vedersi cancellare dalla faccia della terra (almeno quella rappresentata da Big G) per evitare che fossero rappresentate alcune strade con divieto di passaggio; la casa dei coniugi Boring che hanno agito con analoghe motivazioni. Ma anche altri casi di privati o di Stati (Bahrein o Singapore, India o Sudan, per dirne alcuni) che non amano essere sotto i riflettori. Pardon, le telecamere e le macchine fotografiche dei team di Google.

Sul fronte delle stazioni nucleari, sono undici le zone off-limits: buona parte è in territorio statunitense, e il veto copre anche stazioni chiuse da tempo, quale la Shoreham Nuclear Power Plant, costruita a due passi da New York e non più attiva dal 1989. E per chi propugna la libera conoscenza, tra le università e i centri di ricerca (ma anche le sedi di varie aziende…) oscurati ci sono alcuni casi: dal Lincoln Laboratory che fa capo al Mit ed è legato alla sicurezza nazionale statunitense, ai Knolls Atomic Power Laboratory, la curiosità è vietata. Anzi, sfocata.

Eppure, ci si può interrogare sui criteri di selezione per le operazioni di blurring: possibile che la casa dell’attore William Hurt sia oscurata e la base Nato di Aviano no? Sembra mancare una linea-guida. Anzi, no: quella c’è. Ma è più improntata allo strictly forbidden che al nefas.

da:mytech.it

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