Nov 24 2008

Il microblogging sfida la crisi

Published by admin at 08:02 under Curiosità, Novità, Tecnologia, Web

What are you doing?” Il microblogging si declina in poco più di un migliaio di servizi, quasi tutti a loro modo cloni del più famoso Twitter. Eppure la domanda di base rimane sempre la stessa – cosa stai facendo? – e riduce la quotidianità a un flusso di messaggi da 140 caratteri, scritti via web o sms.

A rigor di logica, l’interesse per questo tipo di interazione collettiva dovrebbe essere minimo, o comunque limitato a una sfera della comunicazione molto istintiva. Due anni fa, con il debutto di Twitter e nel pieno dell’entusiasmo per i blog, pochi avrebbero scommesso su un tale successo. In seguito, dopo il lancio di aggregatori di lifestream come FriendFeed e la progressiva diffusione di strumenti di “status update” su Gmail, Facebook o LinkedIn, alcuni hanno paventato il rischio che Twitter e gli altri venissero cannibalizzati da una serie di piattaforme superiori per platea e perfettamente in grado di sostituirli quanto a funzionalità.

Ultimo dubbio, l’assenza di un modello di business. Il management ha sempre detto di voler puntare in primo luogo sulla crescita della community e non sui ricavi, alimentando con le loro dichiarazioni i dubbi di chi continuava a considerare il microblogging un semplice vezzo.

Poi tutto è cambiato. Il microblogging è cresciuto in modo esponenziale e si è evoluto lungo almeno tre dimensioni differenti. Primo, la base utenti si è allargata a dismisura e la notorietà è arrivata anche grazie a involontari testimonial come Britney Spears, iscrittasi a Twitter poche settimane fa per dialogare con i suoi fan.

Secondo. Piattaforme, contenuti e modalità di fruizione si sono evoluti e differenziati. Hictu consente di inserire file audio o video; Pownce potenzia il funzionamento di Twitter allargandolo a social networking, condivisione di file e segnalazione di eventi importanti. Poi ci sono Identi.ca (rilasciato su licenza open source GPL) e Jaiku, entrato nell’orbita di Google; Plurk, “diario sociale” che inserisce la nostra vita in una timeline pubblica e la incrocia con quella dei nostri contatti; Tumblr, il più intimista; BeeMood, italianissimo.

Terzo elemento, la compatiblità tra microblogging e mondo del business, con Yammer che ha vinto l’edizione 2008 di TechCrunch50 presentandosi come un Twitter per le aziende che vogliono parlare con partner, clienti e addetti ai lavori, sfruttando e – perché no? – inventando nuove forme di comunicazione professionale.

Uno scenario complesso, insomma, e in continua evoluzione, che si espande – anche da un punto di vista economico – e va in controtendenza con la crisi attuale. Ne parla ReadWriteWeb, che sottolinea come Twitter, Yammer e altri stiano procedendo ad assumere a tutto spiano. Un’altra fonte di informazioni è Microblogging.it, in prima linea a far luce su un fenomeno ad oggi sottovalutato, almeno per quanto riguarda i numeri.

Il report “State of the Blogosphere” di Technorati non include infatti il microblogging nella sua analisi. Ne emerge un’istantanea imperfetta che parla di un rallentamento dell’attività dei blog tradizionali ma non sa spiegarlo fino in fondo. Una lacuna non da poco: l’esplosione del microblogging fa pensare che conversazione on line e condivisione di pareri e opinioni nascano e si sviluppino sempre più al di fuori della blogosfera. La frenesia di Twitter e soci sul mercato pare suggerire che anche il mercato abbia intuito il cambiamento in atto. Che sia giunto il momento di parlare di “twit-sfera”?    

da:mytech.it

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