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	<title>orbitaweb.it &#187; Novità</title>
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	<description>Il meglio dal mondo web... e da ciò che gli gira attorno</description>
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		<title>Google: riparte battaglia per aggirare censura cinese</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 12:37:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riaprendo una polemica sulla censura in corso dall&#8217; inizio dell&#8217; anno, Google ha annunciato oggi che cerchera&#8217; di restare sul promettente mercato cinese cambiando il modo di accesso ai suoi servizi dopo che quello in vigore da aprile e&#8217; risultato inaccettabile per le autorita&#8217; di Pechino. In un intervento sul suo blog il capo del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riaprendo una polemica sulla censura in corso dall&#8217; inizio dell&#8217; anno, Google ha annunciato oggi che cerchera&#8217; di restare sul promettente mercato cinese cambiando il modo di accesso ai suoi servizi dopo che quello in vigore da aprile e&#8217; risultato inaccettabile per le autorita&#8217; di Pechino. In un intervento sul suo blog il capo del dipartimento legale del gruppo informatico di Mountain View, David Drummond, afferma che dopo &#8221;una serie di conversazioni con funzionari cinesi appare chiaro che essi non ritengono accettabile&#8221; il metodo usato negli ultimi mesi. Dalla chiusura in aprile del suo sito in cinese Google.cn, gli utenti cinesi del motore di ricerca americano vengono inviati direttamente sul sito Google di Hong Kong (google.com.hk), che non e&#8217; sottoposto alla censura delle autorita&#8217; di Pechino.</p>
<p>La nuova fase della &#8221;guerra&#8221; tra Google e il governo cinese si e&#8217; aperta perche&#8217; domani scade la licenza che permette a Google di operare in Cina e la compagnia deve fare una richiesta di proroga alle autorita&#8217;. Drummond ha precisato che nella situazione attuale &#8221;&#8230;la nostra licenza di Internet Content Provider (Icp) non verra&#8217; rinnovata&#8221;. &#8221;Senza una licenza Icp &#8211; ha aggiunto il capo dei legali di Google &#8211; non possiamo gestire un sito come Google.cn e Google sparirebbe dalla Cina&#8221;. La soluzione proposta da Google e&#8217; un nuovo sito web, gia&#8217; accessibile dalla Cina, dal quale non e&#8217; possibile fare ricerche ma e&#8217; possibile accedere al sito Google di Hong Kong (Google.com.hk), facendone richiesta. Questa soluzione, afferma Drummond, permette a Google di rispettare il proprio impegno a non sottoporsi alla censura cinese rispettando allo stesso tempo le leggi del Paese. Il rinnovo della licenza Icp verra&#8217; chiesto per questo nuovo sito.</p>
<p>Non e&#8217; chiaro se questa soluzione sara&#8217; accettabile per le autorita&#8217; cinesi. Rispondendo oggi ad una domanda in una conferenza stampa a Pechino, il portavoce del ministero degli esteri Qin Gang ha sostenuto di non conoscere le intenzioni di Google e si e&#8217; limitato a riaffermare che la Cina &#8221;&#8230;sostiene lo sviluppo di Internet in accordo con le leggi del Paese&#8221;. In Cina la censura blocca l&#8217; accesso ad una serie di siti ritenuti politicamente scomodi dal governo, come quelli dei dissidenti in esilio o dei gruppi filo-tibetani, e alle reti di comunicazione sociale come Facebook, Youtube e Twitter. Google ha deciso di chiudere il suo sito in cinese dopo aver scoperto che gli account di posta elettronica di alcuni dei suoi clienti, dissidenti cinesi e attivisti dei gruppi umanitari, avevano subito attacchi informatici provenienti dalla Cina. In seguito a questi avvenimenti Google ha perso posizioni sul mercato cinese, che con 400 milioni di utenti e&#8217; il piu&#8217; vasto del mondo, a beneficio del suo principale concorrente, il locale Baidu.com.</p>
<p>da:ansa.it</p>
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		<title>Newspass: così Google farà pagare le notizie online</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 07:10:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Capisco l’irritazione di tutti quegli utenti che inorridiscono all’idea che gli stessi contenuti che oggi sfogliano gratuitamente online possano diventare un giorno a pagamento, ma in fondo questo è ciò che avrebbe dovuto essere l’editoria digitale fin da principio. Prima cioè che gli editori cedessero alle tentazioni della link economy regalando tutto o quasi ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Capisco l’irritazione di tutti quegli utenti che inorridiscono all’idea che gli stessi<strong> contenuti</strong> che oggi sfogliano gratuitamente online possano diventare un giorno <strong>a pagamento</strong>, ma in fondo questo è ciò che avrebbe dovuto essere l’editoria digitale fin da principio. Prima cioè che gli <strong>editori </strong>cedessero alle tentazioni della link economy regalando tutto o quasi ai propri lettori.</p>
<p>Certo, ora che il modello del “tutto gratis” ha avuto tempo e modo di consolidarsi nel dna di tutti gli utenti Web, cambiare è più difficile. Ma l’uscita dell’<strong>iPad</strong> e soprattutto l’affermazione delle <strong>Apps</strong> dimostrano che c’è ancora spazio per portare il mercato editoriale online a una dinamica “tradizionale”, in cui c’è un’offerta che vende i suoi “beni” e una domanda pronta ad acquistarli. E poi ci sarebbero le ricerche: che dicono che <strong>un terzo degli utenti è disposto a pagare</strong> per avere contenuti elettronici di qualità.</p>
<p>Resta da capire come scardinare una <strong>barriera culturale</strong> ormai granitica e il problema di <strong>Google</strong>, il “ladro di notizie” (la definizione è di Rupert Murdoch) che attraverso<strong> Google News</strong> aggrega i contenuti altrui scavalcando i “recinti” degli editori.</p>
<p>Se sul piano culturale ci sarà molto da lavorare (per molti l’idea di pagare per leggere una notizia online equivale a una tassa sul rubinetto dell’acqua fredda), per ciò che riguarda Google la soluzione potrebbe essere più vicina. Secondo il quotidiano Repubblica, BigG starebbe già lavorando per portare al debutto entro fine anno un <strong>sistema di pagamento integrato nel motore di ricerca</strong> che permetterà agli editori di monetizzare gli articoli filtrati da Google News. Una sorta di <strong>borsellino elettronico</strong> (basato su <a href="http://news.google.it/" target="_blank">Google Checkout</a>)  perfettamente integrato dentro al più famoso aggregatore di notizie online e attraverso il quale gli utenti potranno <strong>acquistare in un solo clic</strong> i contenuti di tutte le testate online che aderiscono al programma.</p>
<p>Intendiamoci, siamo ancora lontani da un <strong>modello di business</strong> di successo, ma un sistema di pagamento snello e rapido già integrato all’interno di una <strong>piattaforma editoriale</strong> rappresenta un primo e importantissimo passo per lo sviluppo di un meccanismo di compra-vendita delle notizie al passo coi tempi. Capace cioé di non scoraggiare l’utente buttandolo fuori dal sito in cui stava navigando e obbligandolo a mettere mano alla carta di credito per effettuare una transazione lunga e complessa. Insomma Google Newspass, punta al modello delle micro-transazioni tipiche dei <strong>supermercati delle applicazioni</strong> tanto in voga sugli <strong>smartphone</strong> di ultima generazione, che proprio sulla semplicità dei pagamenti hanno fondato il proprio successo.</p>
<p>Oltre a fare “felici” gli <strong>editori</strong> (compresi quelli italiani che tramite la Fieg hanno già messo Google davanti al banco dell’Antitrust per abuso di posizione dominante), Google Newspass potrebbe diventare un’alternativa ad <strong>Apple</strong> e al suo modello di consumo recintato dei contenuti. Un’alternativa più aperta rispetto alle Apps della Mela, e soprattutto indipendente dal <strong>tipo di device</strong> dal quale si leggono le notizie: sia che si tratti di notebook, piuttosto che di tablet o cellulare, Google Newspass scommette sul rapporto fra notizia e utente e non su quello fra utente e dispositivo.</p>
<p>Ma siamo proprio sicuri che gli <strong>utenti</strong> siano contenti di questa trovata? Mi sento di tranquillizzare gli amanti del web libero: le vie di Internet sono infinite e ci sarà sempre il modo (legale e non) di reperire contenuti a costo zero. Il modello che si è affermato<strong> sul versante musicale</strong> ha molto da insegnare in questo senso. Nonostante la chiusura di Napster e dei suoi fratelli, oggi chi vuole scaricare musica senza spendere un cent sa bene come fare. D’altro canto, però, c’è una buona fetta di utenza che è disposta a pagare <strong>99 centesimi su iTunes</strong> per avere contenuti legali, ben confezionati e soprattutto immediati. In altre parole, per molti utenti 99 centesimi sono un investimento ragionevole per evitare la trafila e i rischi di un download selvaggio.</p>
<p>Naturalmente, perché lo stesso meccanismo possa essere trapiantato in campo editoriale sono necessarie due condizioni. La prima è che il fronte degli editori si presenti compatto all’appuntamento: va da sè che se il cambiamento verrà attuato solo da una parte di loro gli utenti non saranno stimolati a cambiare le loro abitudini. La seconda riguarda la <strong>politica dei prezzi</strong>. Gli editori dovranno essere attenti a calibrare le proprie tariffe proprio come fanno i commercianti online con i beni fisici. Significa trovare un equilibrio fra costo del singolo articolo e volumi di vendite.</p>
<p>Tenendo presente che un <strong>metro di riferimento</strong> c’è già ed è rappresentato dai costi dei giornali cartacei: se un quotidiano ad esempio costa un euro e contiene centinaia di notizie, quanto sarà disposto a pagare un utente per la lettura di una singola notizia online?</p>
<p>da: blog.panorama.it</p>
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		<title>Svelata la Google Tv</title>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 15:53:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Google ha soddisfatto le attese dei mesi scorsi e così ieri ha
presentato la Google Tv (qui uno dei live blogging dall’evento). L’hardware è una tivù Sony (per ora solo questo produttore) ad alta definizione, abbinata a un lettore blu ray e a una tastiera wireless Logitech, e arriverà negli Usa a fine anno (chissà quando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Google ha soddisfatto le attese dei mesi scorsi e così ieri ha</p>
<p>presentato la <strong>Google Tv</strong> (<a href="http://voices.washingtonpost.com/fasterforward/2010/05/google_io_day_two_and_now_andr.html">qui uno dei live blogging</a> dall’evento). L’hardware è una tivù <strong>Sony </strong>(per ora solo questo produttore) ad alta definizione, abbinata a un lettore blu ray e a una tastiera wireless Logitech, e arriverà negli Usa a fine anno (chissà quando in Italia). E’ il cuore però la cosa più importante: un processore Intel Atom e un sistema operativo Android 2.2 come quello degli smartphone e un browser Chrome completo (con supporto al Flash).</p>
<p>Google assicura che sarà in grado di accedere a qualsiasi sito web e di supportare le applicazioni che si trovano sull’<strong>Android</strong> marketplace. La prima è una caratteristica rara (le Net Tv di Philips hanno pure un browser, ma non funziona bene per i siti non ottimizzati per lo schermo televisivo). Al solito infatti i sistemi che permettono di vedere contenuti internet sul televisore danno accesso a un giardino recintato. La seconda caratteristica è invece unica, nel panorama tivù. Immancabile il motore di ricerca integrato, che mostra insieme contenuti tratti dal web e dai partner di Google (prevedibile l’accesso a un’archivio di film on demand e alla catch up tv).</p>
<p>Perseguita anche la filosofia della fusione tra tv e web, un po’ come<a href="http://connectedtv.yahoo.com/services/tv-widgets"> avviene già </a>con i widget Yahoo! su modelli Samsung e Sony: mentre vediamo una partita, apparirà un riquadro con le statistiche tratte dal web e un forum di discussione, per esempio.</p>
<p>La vera incognita è quando tutto questo funzionerà a pieno regime. Durante la presentazione ci sono stati parecchi problemi tecnici software e hardware- a un certo punto è stato chiesto di spegnere tutti i cellulari per evitare interferenze al bluetooth integrato. Dare pieno accesso al web, anche a siti non ottimizzati, è un rischio per le prestazioni. Solo in estate 2011, inoltre, il sistema della Google Tv sarà aperto agli sviluppatori con le <span>SDK</span>. Nel frattempo si moltiplicheranno le alternative per portare almeno parte di internet sulla tv: è attesa a giugno la versione definitiva<a href="http://www.cubovision.it/"> del Cubo Vision</a> di Telecom Italia.</p>
<p>Infine, ci si potrà chiedere il motivo di tanto interesse da parte di un gigante del web per un prodotto “vecchio” come la tv. Ma è ovvio: Google sa bene che alcune cose la gente <a href="http://blogs.forrester.com/consumer_product_strategy/2009/12/for-online-teens-content-and-social-interaction-are-inextricably-linked-.html">preferirà sempre vederle </a>su uno schermo grande e di fronte a un divano, lontano dal pc. Per tenere gli utenti online più a lungo, quindi, deve raggiungerli anche attraverso la tv. E qui mandare loro altra pubblicità.</p>
<p>da:mytech.it</p>
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		<title>Skype apre alla pubblicità per chiamate gratis</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 09:40:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La pubblicità arriva su Skype, il più diffuso programma per telefonare via Internet. Il ceo della società, Josh Silverman, ha annunciato in un&#8217;intervista al Telegraph l&#8217;arrivo della pubblicità sul servizio di Voice over IP. Le modalità non sono ancora chiare, si pensa a degli spot audio in attesa delle chiamate oppure dei banner inseriti nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La pubblicità arriva su Skype, il più diffuso programma per telefonare via Internet. Il ceo della società, Josh Silverman, ha annunciato in un&#8217;intervista al Telegraph l&#8217;arrivo della pubblicità sul servizio di Voice over IP. Le modalità non sono ancora chiare, si pensa a degli spot audio in attesa delle chiamate oppure dei banner inseriti nel programma: in ogni caso la pubblicità rappresenta la soluzione per continuare a garantire le chiamate gratis dal computer. Silverman ha comunque assicurato che si tratterà di un passaggio non invasivo. Skype ha da poco lanciato nuove tariffe e un servizio di videoconferenza per parlare sino a 5 persone contemporaneamente.</p>
<p>da:lastampa.it</p>
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		<title>Google si rifà il search</title>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 12:28:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una metamorfosi di primavera. &#8220;Il web è un&#8217;entità in continuo cambiamento, si evolve e si rinnova&#8221;. Così Marissa Mayer, vicepresidente di Google: &#8220;È quindi importante anche per siti familiari come quello di Google aggiornare lo stile, il look&#8221;. Era il maggio del 2007 quando BigG annunciava al mondo connesso l&#8217;avvento del search universale, dopo l&#8217;inclusione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://googleblog.blogspot.com/2010/05/spring-metamorphosis-googles-new-look.html" target="_blank">Una metamorfosi di primavera</a>. &#8220;Il web è un&#8217;entità in continuo cambiamento, si evolve e si rinnova&#8221;. Così Marissa Mayer, vicepresidente di Google: &#8220;È quindi importante anche per siti familiari come quello di Google aggiornare lo stile, il look&#8221;. Era il maggio del 2007 quando BigG annunciava al mondo connesso l&#8217;avvento del <em>search universale</em>, dopo l&#8217;inclusione di risultati per immagini e video nel suo usatissimo motore di ricerca.</p>
<p>Nello stesso mese, tre anni dopo, la Grande G ha affidato al <em>product manager</em> Nundu Janakiram il compito di illustrare ai suoi quasi <strong>270 milioni di utenti nel mondo</strong> l&#8217;essenza di un nuovo, significativo <em>restyling</em>. &#8220;Ogni giorno il web cresce, con maggiore informazione e tipologie di contenuti. A Google sappiamo che il search deve anche supportare i bisogni crescenti degli utenti. E questa è la ragione dietro il nostro ultimo aggiornamento a Google Search&#8221;.</p>
<p><a href="http://feedroom.businessweek.com/index.jsp?fr_story=1a5cff5686efce8a0a1039b8236a39469f8af3d7" target="_blank">Una nuova veste grafica</a>, che intende permettere agli utenti di perfezionare ulteriormente le proprie ricerche online. Un nuovo <em>tool</em> che vuole regalare la possibilità di accedere alle informazioni desiderate in modo ancora più semplice e veloce. &#8220;Le modifiche mostrate oggi &#8211; ha continuato Marissa Mayer &#8211; rappresentano l&#8217;ultima evoluzione delle nostre tecnologie di ricerca. Trovare esattamente quello che si sta cercando sarà più facile che mai&#8221;.</p>
<p><a href="http://blogs.news.sky.com/techtalk/Post:2062439b-1d50-42d0-bb50-edfc4b3d1c4d" target="_blank">Nel concreto</a>, BigG ha svelato i principali dettagli di un nuovo pannello, a disposizione degli utenti <strong>nell&#8217;area sinistra della pagina dei risultati</strong>. Si tratta di uno strumento dedicato all&#8217;affinamento nell&#8217;utilizzo del motore, combinando in maniera dinamica gli strumenti di ricerca più rilevanti (ordina per data, ricerche correlate, siti con immagini) con le tipologie di contenuto. Come ad esempio immagini, video, notizie. E con una inquietante somiglianza con quanto si era visto mesi or sono sulle pagine della concorrenza.</p>
<p>Il tutto per garantire un maggiore controllo sui vari risultati di ricerca, ulteriormente perfezionabili per visualizzare solo quello che serve. In uno specifico filmato di presentazione, i responsabili di BigG <a href="http://arstechnica.com/web/news/2010/05/googles-search-results-get-a-much-needed-makeover.ars?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=rss" target="_blank">hanno mostrato alcuni esempi</a> di funzionamento della nuova interfaccia grafica. A partire dalla possibilità per l&#8217;utente di <strong>passare velocemente in rassegna le diverse tipologie di contenuti</strong> (notizie, video, libri) legate alla chiave di ricerca esplorata.</p>
<p>Successivamente, si potrà esplorare concetti correlati ad una ricerca e suggeriti da Google, oppure temi non direttamente legati ma potezialmente interessanti per approfondire l&#8217;argomento ricercato. Questa opzione in particolare appare sotto la voce <em>something different</em>, al momento disponibile solo su <em>google.com</em>.</p>
<p>La nuova interfaccia sviluppata da BigG metterà poi in evidenza i risultati di ricerca preferiti &#8211; cliccando sulla stellina a destra di ogni risultato &#8211; in modo che l&#8217;utente possa ritrovarli anche in ricerche successive. Per provare questa funzionalità sarà sufficiente effettuare una normale ricerca dopo aver effettuato il login con il proprio account. Infine, gli utenti potranno visualizzare i vari risultati <strong>sulla base di un determinato arco temporale</strong>.</p>
<p>E <a href="http://www.npr.org/blogs/alltechconsidered/2010/05/05/126532914/google-logo-search-results-evolve-methodically" target="_blank">i miglioramenti al design</a> hanno interessato anche il logo di Google, divenuto decisamente più luminoso. I responsabili di Mountain View hanno parlato di centinaia di modifiche effettuate, dai link in homepage <strong>al colore dello sfondo degli annunci sponsorizzati</strong> (di un &#8220;latte cosmico, il colore medio dell&#8217;universo&#8221;).</p>
<p>Dunque, dopo aver sperimentato con mappe, libri digitali e <em>tool</em> social, BigG sembra nuovamente rendersi conto di essere un&#8217;azienda online basata sul search. <a href="http://www.latimes.com/business/la-fi-google-search-20100506,0,3543493.story" target="_blank">Stando ai numeri</a>, circa il 97 per cento dei 23,7 miliardi di dollari in entrata nell&#8217;anno 2009 ha avuto come provenienza <strong>il settore dell&#8217;advertising</strong>. Quindi da quegli annunci sponsorizzati che ora avranno il colore della via lattea.</p>
<p>E il search attuale significa anche <em>mobile</em>. <a href="http://googlemobile.blogspot.com/2010/05/googles-new-look-for-mobile.html" target="_blank">In un secondo post</a> apparso sul blog ufficiale di <em>Google Mobile</em>, BigG ha annunciato modifiche simili a quelle suddette, per ora valevoli esclusivamente in territorio statunitense ed implementate <strong>su iPhone e dispositivi basati su Android</strong>. Con un semplice tocco su una freccia aderente al campo di ricerca gli utenti potranno visualizzare tipologie di contenuto come notizie e prodotti.</p>
<p>C&#8217;è chi ha visto nelle ultime modifiche di Google una mossa strategica per mantenere un vantaggio competitivo nei confronti di Yahoo! e Microsoft. Fonti vicine all&#8217;universo di BigM <a href="http://blog.seattlepi.com/microsoft/archives/204760.asp" target="_blank">hanno fatto notare</a> quanto il pannello a sinistra sviluppato da Mountain View sia simile a quello implementato dentro Bing. Che la lotta si sia spostata dal mercato all&#8217;estetica?</p>
<p>da:punto-informatico.it</p>
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		<title>La Pec rilancia il progetto di Brunetta</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 13:49:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[posta elettronica certificata]]></category>

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		<description><![CDATA[Da oggi ciascun maggiorenne italiano può richiedere la casella Pec, prima seguendo le istruzioni su Postacertificata.gov.it, poi attivandola mostrando documento e codice fiscale in un ufficio postale. Grazie alla posta certificata, dedicata esclusivamente ai rapporti con il settore pubblico, si può avere con la PA un dialogo elettronico che sostituisce code e raccomandate e rende [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da oggi ciascun maggiorenne italiano può richiedere la casella Pec, prima seguendo le istruzioni su Postacertificata.gov.it, poi attivandola mostrando documento e codice fiscale in un ufficio postale. Grazie alla posta certificata, dedicata esclusivamente ai rapporti con il settore pubblico, si può avere con la PA un dialogo elettronico che sostituisce code e raccomandate e rende possibile misurare e verificare la situazione interna.<br />
<em>“È un servizio che Gordon Brown, primo ministro inglese, spera di attivare nei prossimi anni, mentre in Italia già c&#8217;è”</em>, ha detto Renato Brunetta, Ministro per la PA, nella presentazione dell&#8217;avvio dell&#8217;annunciato servizio, sviluppato con Poste e Telecom. <em>“È la prima applicazione e-government mondiale di queste dimensioni”</em>, ha commentato Massimo Sarmi, Ad Poste Italiane.<br />
Anche se teoricamente disponibile per i circa 50 milioni di maggiorenni italiani, la PostaCertificat@ si pone l&#8217;obiettivo di coinvolgere in pochi mesi almeno 10 milioni di cittadini.<br />
Il Ministro ha reso disponibile online la presentazione della sua presentazione <a href="http://www.renatobrunetta.it/wp-content/uploads/governo-pec-cittadino.pdf" target="_blank">con ulteriori dettagli</a>.<br />
Gli indirizzi Pec per colloquiare con la PA saranno <a href="http://www.indicepa.gov.it/" target="_blank">pubblicati on-line</a> e già oggi è <a href="http://www.paginepecpa.gov.it/" target="_blank">disponibile un elenco</a>.<br />
La casella Pec mette a disposizione da 500 MB gratuiti, ed eventualmente raddoppiabili: è una dimensione che dovrebbe contenere l&#8217;intero carteggio tra cittadino medio e PA. Gran parte delle Amministrazioni &#8211; tra il 50 e il 70% a seconda del settore &#8211; hanno almeno una casella Pec già attiva, il che oggi è spesso di utilità minima, benaugurante in attesa che ce ne sia una per ogni ufficio protocollo.</p>
<p><strong>A Roma è già attiva<br />
</strong>La Pec è oggi una proposta di struttura che si spera si spanda in tutta Italia, penetrando in profondità nel sostrato della PA. Non si tratta di una cosa nuova, poiché sul territorio nazionale esistono moltissimi esempi di amministrazioni che dialogano con il cittadino su moltissimi servizi e spesso anche in modo avanzato, ma queste esperienze sono legate al territorio. La Pec, in quanto strumento identico ovunque, lascia sperare che possa via via inglobare gli altri servizi locali e renderli applicabili un po&#8217; ovunque sul territorio: <em>“abbiamo 2.500 agenti al lavoro con le PA locali”, ha detto Gabriele Galateri, presidente di Telecom Italia</em>.<br />
Il Comune di Roma è stato tra i primi ad attivare questo nuovo servizio, annunciato in conferenza stampa dal sindaco Gianni Alemanno. Il sito è già on-line e funzionante per la richiesta di certificati anagrafici senza bollo; tra un mese sarà la volta dell&#8217;Avvocatura e via via di altri servizi. Il “certificato” cartaceo, anche se ricevuto in copia, sarà effettivamente il file contenuto nel data center e verrà identificato da un numero condivisibile in posta elettronica con altre entità coinvolte.</p>
<p><strong>Anche senza PC</strong><br />
Bisogna ricordare che la Pec è un sistema che evita gli spostamenti fisici dei cittadini agli uffici pubblici e postali e che rende certa la consegna della mail, identificando il ricevente almeno per funzione. Il sistema sarà completo quando raggiungerà tutti gli uffici protocollo o equivalenti e una decina di milioni di cittadini, e da lì sarà migliorabile con servizi aggiuntivi, in primis il pagamento di bolli o tasse.<br />
Per la PA ricevente, una e-mail che richiede informazioni e servizi non implica automaticamente il soddisfacimento di quella richiesta. Nonostante la legge vigente, infatti, perché il flusso dia i risultati sperati sarà necessario un profondo cambiamento dei processi e dell&#8217;attitudine dei dipendenti della PA.<br />
Infine va fatto notare che la Pec opera attraverso il personal computer, ma poiché non tutti lo usano c&#8217;è necessità di altri canali. Infatti i servizi di dialogo con la Pa funzioneranno a breve anche su cellulare tramite <a href="http://www.01net.it/articoli/0,1254,0_ART_106537,00.html" target="_blank">Vivifacile,</a> al telefono fisso tramite <a href="http://www.01net.it/articoli/0,1254,14s2003_ART_9003401776,00.html" target="_blank">Linea Amica </a> e più avanti anche attraverso l&#8217;interattività della Tv digitale.</p>
<p>da:b2b24.ilsole24ore.com</p>
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		<title>Google guarda alla ricerca per immagini</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 06:57:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Google investe ancora nel Visual Search e lo fa inglobando una startup britannica, Plink, che ha sviluppato una tecnologia denominata PlinkArt. Una tecnologia che permette di effettuare ricerche sul Web inserendo al posto delle keyword una foto del soggetto desiderato, a patto che si tratti di quadri o comunque opere d&#8217;arte.
Già disponibile come applicazione per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Google investe ancora nel Visual Search e lo fa inglobando una startup britannica, Plink, che ha sviluppato una tecnologia denominata PlinkArt. Una tecnologia che permette di effettuare ricerche sul Web inserendo al posto delle keyword una foto del soggetto desiderato, a patto che si tratti di quadri o comunque opere d&#8217;arte.</p>
<p>Già disponibile come applicazione per piattaforma Android, Plink aveva fruttato ai suoi sviluppatori 50mila download e, nell&#8217;ambito dell&#8217;Android Developer Challenger indetto da Google, 100mila dollari di premio.</p>
<p>D&#8217;ora in poi James Philbin e Mark Cummins, i creatori di PlinkArt, lavoreranno per BigG e concentreranno le proprie energie nello sviluppo di Google Googles, feature presentata qualche mese fa che fa per esplorare più a fondo le vie del visual search.</p>
<p>da:punto-informatico.it</p>
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		<title>Come cambia Wikipedia</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 07:20:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non so se sia merito dell’assegno da due milioni di dollari staccato da Google lo scorso mese, fatto sta che da qualche tempo a questa parte ho come l’impressione che le iniziative intorno a Wikipedia si siano moltiplicate. L’ultima in ordine di tempo riguarda l’introduzione di un’interfaccia ridisegnata che, dal prossimo 5 aprile, diventerà ufficialmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non so se sia merito dell’assegno da due milioni di dollari staccato da Google lo scorso mese, fatto sta che da qualche tempo a questa parte ho come l’impressione che le iniziative intorno a Wikipedia si siano moltiplicate. L’ultima in ordine di tempo riguarda l’introduzione di un’interfaccia ridisegnata che, dal prossimo 5 aprile, diventerà ufficialmente la nuova veste del sito.</p>
<p>Un’operazione di maquillage piuttosto leggera che non intacca lo spirito genuino dell’enciclopedia più poplare del Web&#8230; Quanto basta però per rendere la navigazione molto più semplice. Lo dicono anche gli utenti, o meglio il campione di 500 mila beta tester che ha provato sul campo la nuova versione del servizio e che si dichiara per buona parte soddisfatto del restyling (solo 2 beta tester su 10 tornerebbero indietro).</p>
<p>In realtà al di là dell’operazione di rinverdimento grafico l’obiettivo della Wikimedia Foundation è un altro: invogliare gli utenti a editare sempre più voci. Allo stato attuale, infatti, solo l’1% degli utenti di Wikipedia è responsabile della metà dei contributi del sito, nonostante ci sia un percentuale altissima di utenti “passivi” (circa l’80%) che si dichiara disposto a partecipare.</p>
<p>“Grazie ad una nuova barra degli strumenti, l’editing delle pagine sarà più facile”, assicura Naoko Komura, program manager Stanton Foundation Usability Project di Wikimedia, aggiungendo: “Il box delle ricerche è stato riposizionato per soddisfare le aspettative degli utenti e allinearci agli standard web. Abbiamo ridotto il disordine e ci siamo assicurati che le nuove funzionalità siano compatibili con diverse risoluzioni, browser e finestre”.</p>
<p>Komura non lo dice esplicitamente ma con le voci enciclopediche crescerebbero anche gli utenti, il cui numero appare da qualche tempo in flessione. In quest’ottica va visto anche l’invito della Wikimedia Foundation a corredare le voci testuali con un maggior numero di video. Chi fosse interessato può leggere la pagina web della campagna avviata dalla fondazione in collaborazione con la Open Video Alliance: c’è anche una guida rapida per la pubblicazione di un video in cinque semplici passaggi.</p>
<p>Unica raccomandazione: evitate i tormentoni virali o i videoclip protetti da copyright. Trattandosi di risorse che possono essere riutilizzate da tutti si accettano solo clip al 100% liberi e open-source.</p>
<p>da: blog.panorama.it</p>
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		<title>Cina, Google è stato solo l&#8217;inizio?</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 16:35:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il turbolento epilogo dell&#8217;esperienza di Google in Cina sta condizionando non solo i rapporti diplomatici tra Pechino e gli Stati Uniti, ma anche la percezione generale dei netizen cinesi circa il ruolo ricoperto da BigG fino a qualche giorno fa: le reazioni riportate dalla BBC lasciano trasparire un vago senso di abbandono, di tradimento, da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il turbolento epilogo dell&#8217;esperienza di Google in Cina sta condizionando non solo i rapporti diplomatici tra Pechino e gli Stati Uniti, ma anche la percezione generale dei netizen cinesi circa il ruolo ricoperto da BigG fino a qualche giorno fa: le reazioni riportate dalla BBC lasciano trasparire un vago senso di abbandono, di tradimento, da parte di quello che era considerato un baluardo della libertà di espressione capace di eludere, anche se non completamente, la meticolosa censura applicata al Web.</p>
<p>&#8220;Andate via, abbiamo Baidu&#8221; è solo uno dei molti commenti lasciati sul sito sina.com da utenti risentiti per la decisione di Google. Un malessere generale che ha coinvolto i navigatori di tutta la Cina, compresa l&#8217;isola di Hong Kong che in principio sembrava essere una sorta di ultima spiaggia per il search libero di Mountain View: una speranza vana visto il tempestivo intervento del governo centrale per inasprire la censura anche sulla versione locale di Google.</p>
<p>Li Ka-shing, l&#8217;uomo più ricco dell&#8217;ex colonia britannica e proprietario del provider TOM Online, ha espressamente dichiarato di non essere più intenzionato a usare Google, sia a livello personale che aziendale. Attualmente fra Mountain View è l&#8217;ISP asiatico sussiste però un accordo di collaborazione che, secondo un portavoce di BigG, dovrebbe essere comunque rispettato.</p>
<p>Lo switch da google.cn a google.com.hk è stato subito giudicato come &#8220;un gesto irresponsabile&#8221; dalle autorità cinesi e gli effetti di eventuali blocchi o malfunzionamenti di una o più parti dell&#8217;ecosistema Google in Cina sono stati raccolti in una pagina appositamente dedicata alla questione: al momento YouTube e Blogger risultano essere completamente inaccessibili, mentre sono segnalati alcuni disservizi su Picasa, Docs e Groups. Sono in funzione, almeno in apparenza, Gmail, Search e News.</p>
<p>Pechino d&#8217;altronde aveva da subito minacciato ritorsioni di questo genere nel caso in cui Google non si fosse piegata alle sue richieste: così facendo sarebbe quindi emersa in tutto il suo splendore l&#8217;etica comportamentale dell&#8217;amministrazione cinese, la cui autoritarietà potrebbe spingere, secondo gli addetti ai lavori, altre aziende occidentali a ritirarsi dal grande mercato asiatico per non dover più sottostare alle sue norme.</p>
<p>Attualmente però sono pochi i casi in cui si sia palesata questa intenzione: tra questi, il registrar GoDaddy ha manifestato l&#8217;intezione di seguire le orme di BigG. Durante una riunione amministrativa è stato deciso di non accogliere più richieste di registrazioni provenienti dalla Cina, in risposta a quella che viene giudicata &#8220;l&#8217;eccessiva mole di dati che il richiedente deve fornire per completare la registrazione&#8221;.</p>
<p>Ai partenti potrebbe aggiungersi presto anche Dell. Stando infatti a quanto dichirato dal primo ministro indiano Manmohan Singh subito dopo un incontro con il presidente dell&#8217;azienda statunitense, la necessità di stringere accordi con altri partner commerciali al fine di garantire sistemi di produzione più efficienti, anche per quanto riguarda il rispetto dell&#8217;ambiente, potrebbe spingere Dell a trasferire le proprie fabbriche dall&#8217;altra parte dell&#8217;Himalaya.</p>
<p>da: punto-informatico.it</p>
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		<title>Google si rinnova e sposa i social network</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 18:05:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Google rinnova il motore di ricerca. Da oggi sulla sinistra della pagina si possono aprire delle nuove icone. Se, per fare un esempio, cerchiamo informazioni su un film appena uscito, Google ci offre la solita sfilza di siti internet che ne parlano, ma se clicchiamo su &#8220;aggiornamenti&#8221; possiamo leggere quello che scrivono in tempo reale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Google rinnova il motore di ricerca. Da oggi sulla sinistra della pagina si possono aprire delle nuove icone. Se, per fare un esempio, cerchiamo informazioni su un film appena uscito, Google ci offre la solita sfilza di siti internet che ne parlano, ma se clicchiamo su &#8220;aggiornamenti&#8221; possiamo leggere quello che scrivono in tempo reale gli utenti di Twitter, Facebook e altri social network.</p>
<p>Per qualcosa di più approfondito si possono scegliere gli ultimi post dei blog, le notizie e i vari servizi che negli anni si sono andati ad aggiungere alla semplice ricerca delle ricorrenze nei siti più linkati in rete. Nelle ultime 24 ore, l&#8217;ultima settimana o uno specifico intervallo temporale. Il servizio di Mountain View debutta in Italia, ma è attivo da qualche mese in lingua inglese. Mette insieme ricerca online, tempo reale e contenuti generati dagli utenti. «Fino a qualche anno fa per pubblicare qualcosa bisognava conoscere il linguaggio html, con i blog è diventato molto più semplice.</p>
<p>Con Facebook e Twitter il fenomeno è esploso» ha spiegato Dylan Casey, product manager di Google, durante una conference call. Chi naviga su internet ha iniziato a farne parte con diverse appendici digitali e allo stesso tempo si è abituato ad aggiornamenti in tempo reale di varia natura. Da Twitter in poi – ma è stato Facebook a rendere popolare il servizio, almeno in Italia – lo &#8220;status update&#8221; è diventato popolarissimo. C&#8217;è chi scrive cosa sta facendo, chi condivide un link a un articolo di giornale e chi manda messaggi criptici. Un universo che i motori di ricerca hanno visto crescere e che ora cercano di integrare. Per quanto simbolico, il sorpasso di Facebook su Google va in questa direzione .</p>
<p>Negli ultimi mesi anche Bing e Yahoo hanno stretto accordi con i più popolari social network. Nel caso di &#8220;Google real time search&#8221; le nuove funzionalità utilizzano una dozzina di nuove tecnologie per elaborare centinaia di milioni di aggiornamenti. I partner sono Facebook, MySpace, Twitter, FriendFeed, Jaiku e Identi.cah. «Mettiamo a disposizione solo quello che gli utenti hanno reso pubblico» chiarisce Casey in tema di privacy. Nel caso di Facebook non verranno indicizzati i profili personali, ma soltanto le pagine pubbliche «con più di 5mila iscritti», ovvero vip, aziende e fan club.</p>
<p>da:ilsole24ore.com</p>
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