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	<description>Il meglio dal mondo web... e da ciò che gli gira attorno</description>
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		<title>Pubblicità online, il sorpasso</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 07:40:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il 2010 sarà probabilmente un anno difficile per quelli che oggi vengono chiamati media tradizionali. Per la prima volta, gli investimenti pubblicitari online prenderanno il sopravvento su quelli dedicati alla carta stampata. Non si tratta certo di un sorpasso bruciante, ma di uno scavalcamento significativo, considerata una crisi da tempo in corso all&#8217;interno dei meccanismi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 2010 sarà probabilmente un anno difficile per quelli che oggi vengono chiamati media tradizionali. <a href="http://www.bizreport.com/2010/03/2010_landmark_year_as_online_ad_spending_overtakes_print.html" target="_blank">Per la prima volta</a>, gli investimenti pubblicitari online <strong>prenderanno il sopravvento su quelli dedicati alla carta stampata</strong>. Non si tratta certo di un sorpasso bruciante, ma di uno scavalcamento significativo, considerata una crisi da tempo in corso all&#8217;interno dei meccanismi economici dei media <em>old school</em>.</p>
<p>Questo leggero sorpasso è stato annunciato da una <a href="http://www.outsellinc.com/store/products/912?refid=pr912" target="_blank">recente ricerca</a> della società d&#8217;analisi californiana, <em>Outsell</em>. Per il suo studio, <em>Outsell</em> ha preso in considerazione circa un migliaio di inserzionisti a stelle e strisce, chiedendo loro quelle che saranno le concrete strategie di marketing sia per l&#8217;ambiente online che per quello tradizionale, offline.</p>
<p>Ne è emerso un quadro poco incoraggiante per riviste, emittenti televisive e radiofoniche. La previsione di spesa per la comunicazione in Rete <a href="http://www.businessweek.com/news/2010-03-08/online-ad-spending-to-surpass-print-in-u-s-this-year-correct-.html" target="_blank">mostra</a> un sensibile <strong>aumento del 9,6 per cento</strong>, per giungere ad una cifra complessiva pari a quasi 120 miliardi di dollari (circa 90 miliardi di euro). Gli investimenti totali nell&#8217;advertising cartaceo <strong>diminuiranno invece del 3 per cento</strong>, per una cifra globale di circa 112 miliardi di dollari (quasi 83 miliardi di euro).</p>
<p>In termini percentuali &#8211; e sull&#8217;intera fetta del budget aziendale dedicato alla pubblicità e al marketing &#8211; le società statunitensi sfrutteranno <strong>il 32 per cento della spesa a disposizione per l&#8217;ambiente online</strong>, contro un 30,3 per cento per riviste e quotidiani. Un declino che coinvolgerà anche televisioni e radio, <a href="http://www.google.com/hostednews/afp/article/ALeqM5ioxQs43b6WeLcfGKakvfKDPo0B2A" target="_blank">che scenderanno</a> di 4 punti percentuali, ad un totale di 84,6 miliardi di dollari (circa 61 miliardi di euro) di raccolta pubblicitaria.</p>
<p>Sorpasso, dunque. Ma perché? &#8220;Gli inserzionisti stanno indirizzando i propri soldi verso quei canali che generano brand più efficaci &#8211; <a href="http://www.guardian.co.uk/media/pda/2010/mar/09/us-online-ad-spend" target="_blank">ha spiegato</a> Chuck Richard, vicepresidente di <em>Outsell</em> &#8211; Mentre cercano di riemergere dalla recessione economica, gli inserzionisti hanno una maggiore responsabilità. Quindi sono alla ricerca di un numero più vasto di opzioni per distribuire i propri dollari&#8221;.</p>
<p>Secondo i dati di <em>Outsell</em>, la spesa complessiva nel settore dell&#8217;advertising aumenterà sensibilmente nel corso del 2010, dell&#8217;1,2 per cento per arrivare a <strong>368 miliardi di dollari</strong> (270 miliardi di euro circa). Ma una sostanziosa percentuale di questi soldi si dirigerà verso gli ambienti online, preferiti sempre di più dalle aziende perché più diretti e coinvolgenti.</p>
<p>da:punto-informatico.it</p>
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		<title>Facebook vale 40 miliardi di dollari</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 07:41:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il fenomeno Facebook sta per travolgere anche Wall Street? Considerando che il fatturato del social network più famoso del pianeta ha toccato i 300 milioni di dollari nel 2008, ha sfiorato i 700 nel 2009, e sembra destinato a superare il milione nel 2010, non sorprende sapere che la piattaforma di Mark Zuckerberg sia stata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il fenomeno Facebook sta per travolgere anche <strong>Wall Street</strong>? Considerando che il fatturato del social network più famoso del pianeta ha toccato i <strong>300 milioni di dollari</strong> nel 2008, ha sfiorato i<strong> 700</strong> nel 2009, e sembra destinato a superare il <strong>milione</strong> nel 2010, non sorprende sapere che la piattaforma di Mark Zuckerberg sia stata recentemente presa di mira da investitori che sperano di riuscire a convincere il padrino di Facebook a pianificane nel breve periodo la quotazione in borsa.</p>
<p>La prospettiva di una quotazione sembra però non convincere Zuckerberg, che nel corso di un’intervista al <a title="wall" href="http://blogs.wsj.com/digits/2010/03/04/investors-bet-on-price-of-facebook-ipo/?mod=e2tw" target="_blank"><em>Wall Street Journal</em> </a>ha dichiarato la “disponibilità a prendere in considerazione la possibilità di una quotazione in borsa ma senza fretta, e soprattuto senza scadenze da rispettare”. Affermazioni, queste, che non hanno scoraggiato analisti, investitori e <a title="utenti" href="http://www.facebook.com/group.php?gid=48990622833#%21/group.php?v=wall&amp;gid=48990622833" target="_blank">utenti di Facebook </a>a immaginare le possibili date dello sbarco a Wall Street e il valore presunto di una simile iniziativa.</p>
<p>La priorità del venticinquenne americano resta invece quella di continuare ad <strong>attrarre inserzionisti per incrementare ulteriormente i ricavi pubblicitari</strong>. Del resto, buona parte delle entrate del 2009 sono arrivate dalla diversificazione degli annunci pubblicitari: 350 milioni di dollari per il <em>Performance Advertising</em> e 250 per il <em>Brand Advertising</em>. Cinquanta derivanti da ricavi pubblicitari gestiti da Microsoft e “solo” dieci per la vendita di gadget e accessori virtuali da utilizzare nei vari programmi ospitati dal social network. Del resto, non avendo bisogno di capitali Facebook può permettersi di valutare con calma i pro e i contro di una quotazione.</p>
<p>Gli analisti sono convinti che l’aver dimostrato di saper monetizzare così bene il traffico generato dai 400 milioni di utenti registrati al portale renda la <strong>quotazione in borsa un successo assicurato</strong>. Ecco perché stimano che Zuckerberg si farà convincere ad approdare a Wall Street entro il 2011, forte di una capitalizzazione stimata sui 35 e i 40 miliardi di dollari e una quota di circa trenta dollari per azione. Previsioni ancora più ottimistiche immaginano per il 2015 una capitalizzazione di 100 miliardi di dollari. In entrambi i casi molto di più dei 27 miliardi di Google ai tempi della sua quotazione (2004).</p>
<p>Le aspettative sui profitti di Facebook sono talmente elevate che Zuckerberg di certo non farebbe fatica a trovare azionisti. Ma il venticinquenne americano teme soprattutto che la quotazione in borsa possa ridurre la flesibilità dell’azienda oltre che limitare le sue libertà decisionali. Oggi, però, dovrebbe quanto meno ritenersi soddisfatto di registrare, insieme a ricavi pubblicitari raddoppiati, l’ennesimo consolidamento di valutazioni di mercato molto positive sul futuro di Facebook.</p>
<p>da:blog.panorama.it</p>
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		<title>Topeka si ribattezza&#8230; &#8220;Google&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 08:37:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La città di Topeka, Kansas, ha deciso di cambiare temporaneamente il suo nome per chiamarsi&#8230;Google. L&#8217;obiettivo del paesino è quello di conquistare l&#8217;attenzione ma anche i favori del numero uno mondiale dei motori di ricerca per essere scelto dall&#8217;azienda di Mountain View come luogo di sperimentazione per l&#8217;installazione della sua rete in fibra ottica ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La città di <strong>Topeka</strong>, Kansas, ha deciso di cambiare temporaneamente il suo nome per chiamarsi&#8230;<strong>Google</strong>. L&#8217;obiettivo del paesino è quello di conquistare l&#8217;attenzione ma anche i favori del numero uno mondiale dei motori di ricerca per essere scelto dall&#8217;azienda di Mountain View come <strong>luogo di sperimentazione per l&#8217;installazione della sua rete in fibra ottica</strong> ad alta velocità. William W. Butten, sindaco della città, annuncia molto seriamente il cambiamento del nome della sua città in una <a href="http://www.topeka.org/pdfs/GoogleProclamation.pdf">lettera aperta (PDF)</a>.</p>
<p>Dopo alcuni ringraziamenti a Google, il sindaco segnala che Topeka sarà &#8220;ribattezzata&#8221; per l&#8217;intero mese di marzo con il nome di &#8220;Google &#8211; Capitale della fibra ottica&#8221;. Topeka, che conta 122.000 abitanti, è da oggi a pieni diritti Google, tanto che all&#8217;ingresso nella città è stato posto un cartello con il nome del paese scritto il lettere colorate.</p>
<p>Il passo, chiaramente provocatorio, ha l&#8217;obiettivo di attirare l&#8217;attenzione di Google, che ha lanciato agli inizi di febbraio un comunicato in cui chiedeva la candidatura di città, regioni, stati, o zone desiderose di partecipare al suo programma di installazione della rete in fibra ottica ad alta velocità.</p>
<p>da:notebookitalia.it</p>
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		<title>La Rete mette sotto la lente il testo del Decreto Romani</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 14:01:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A poche ore dalla notizia dell&#8217;approvazione del Decreto Romani da parte del Consiglio dei Ministri, arrivano le prime analisi sul testo della norma. Il nuovo impianto del decreto appare mutato rispetto alla versione iniziale: vengono infatti esclusi dai provvedimenti i siti web gestiti da privati, i contenuti prodotti dagli utenti, le comunità d&#8217;interesse. Quando si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A poche ore dalla notizia dell&#8217;approvazione del Decreto Romani da parte del Consiglio dei Ministri, arrivano le prime analisi sul testo della norma. Il nuovo impianto del decreto appare mutato rispetto alla versione iniziale: vengono infatti esclusi dai provvedimenti i siti web gestiti da privati, i contenuti prodotti dagli utenti, le comunità d&#8217;interesse. Quando si parla di &#8220;servizi di media audiovisivi&#8221;, il decreto esclude infatti &#8220;i servizi prestati nell’esercizio di attività precipuamente non economiche e che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva, quali i siti Internet privati e i servizi consistenti nella fornitura o distribuzione di contenuti audiovisivi generati da utenti privati a fini di condivisione o di scambio nell’ambito di comunità di interesse; ogni forma di corrispondenza privata, compresi i messaggi di posta elettronica; i servizi la cui finalità principale non è la fornitura di programmi; i servizi nei quali il contenuto audiovisivo è meramente incidentale e non ne costituisce la finalità principale&#8221;. A proposito di quest&#8217;ultimo punto vengono citati, a titolo esemplificativo, i siti Internet che contengono elementi audiovisivi puramente accessori, come elementi grafici animati, brevi spot pubblicitari o informazioni relative a un prodotto o a un servizio non audiovisivo; i giochi in linea; i motori di ricerca; le versioni elettroniche di quotidiani e riviste; i servizi testuali autonomi; i giochi d’azzardo con posta in denaro, ad esclusione delle trasmissioni dedicate a giochi d’azzardo e di fortuna.</p>
<p>L&#8217;avvocato Guido Scorza, uno dei più autorevoli esperti di diritto informatico e di tematiche connesse alla libertà di espressione ed alle politiche di innovazione, ha sollevato &#8211; sul suo blog &#8211; qualche dubbio circa l&#8217;adeguatezza della terminologia utilizzata nel provvedimento. &#8220;La tecnologia va più in fretta del legislatore e, quindi, già domani mattina, dinanzi ad una nuova piattaforma di condivisione di contenuti audiovisivi &#8211; ipotizziamo un “video-twitter” &#8211; occorrerà provare a collocarla in una delle categorie escluse e, qualora &#8211; come appare probabile &#8211; ciò non risulti possibile, qualificarla come “servizio media audiovisivo” con ogni conseguenza per il suo gestore&#8221;, ha osservato Scorza.</p>
<p>Secondo la normativa approvata, inoltre, anche un videoblog di modesto successo che esponga inserzioni pubblicitarie traendone così profitto sarebbe da considerarsi un &#8220;servizio media audiovisivo&#8221; e quindi non escluso dalla nuova disciplina.</p>
<p>AIIP (Associazione Italiana Internet Provider) ha duramente criticato il provvedimento bocciandolo senza mezzi termini e parlando addirittura di &#8220;Grande Fratello&#8221; di Stato. Nel comunicato ufficiale, AIIP osserva come il decreto legislativo possa imporre agli operatori di accesso ad Internet, attraverso l&#8217;attività di AGCOM, l&#8217;adozione di misure tecniche a protezione dei diritti delle emittenti televisive quali, ad esempio, il filtraggio dell&#8217;accesso alla Rete, l&#8217;oscuramento di siti ed il blocco di servizi. &#8220;In questo modo&#8221;, scrive AIIP, &#8220;si sottraggono pericolosamente le attività al controllo della magistratura civile e penale, trasformando di fatto i provider in sceriffi della Rete&#8221;.<br />
Sempre secondo il parere di AIIP, il provvedimento resterebbe molto difforme dalla direttiva europea sui servizi media audiovisivi (2007/65/CE) che vorrebbe attuare. &#8220;Il Decreto sembra istituire un regime di controllo per cui sia l&#8217;Internet Provider che il Service Provider sono responsabili editoriali, persino per le violazioni del diritto d&#8217;autore compiute da terzi tramite audiovisivi&#8221;, si legge nel comunicato di AIIP.</p>
<p>L&#8217;On. Cassinelli, parlamentare-blogger, aveva così commentato l&#8217;approvazione del decreto: &#8220;il testo definitivo non lascia spazio ad equivoci. Non c&#8217;è alcuna volontà di imbavagliare i blog e YouTube. (&#8230;) Si tratta di un testo giuridicamente corretto, che non mina in alcun modo la libertà di espressione e la creatività degli utenti della rete&#8221;.</p>
<p>da:ilsoftware.it</p>
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		<title>Google compra Picnik e si rafforza nel settore &#8220;fotografico&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 14:29:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non si placa la fame di Google, che proprio in queste ore ha definito l&#8217;acquisizione di Picnik, una società nota soprattutto per una applicazione basata su web che consente agli utenti di importare e modificare le foto in un browser.
&#8220;Non stiamo annunciando alcuna modifica significativa a Picnik oggi, anche se lavoreremo duro per l&#8217;integrazione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non si placa la fame di Google, che proprio in queste ore ha definito l&#8217;acquisizione di Picnik, una società nota soprattutto per una applicazione basata su web che consente agli utenti di importare e modificare le foto in un browser.</p>
<p>&#8220;Non stiamo annunciando alcuna modifica significativa a Picnik oggi, anche se lavoreremo duro per l&#8217;integrazione di nuove funzionalità&#8221;, ha scritto Brian Axe, direttore product management di Google, nel blog ufficiale di lunedì.</p>
<p>Picnik si integra con strumenti dedicati alla gestione delle fotografie molto popolari, come Google Picasa, Flickr di Yahoo, Photobucket e gli strumenti per la creazione di album di foto su Facebook e MySpace. Google, secondo quanto scritto da Axe, intende conservare e, anzi, incentivare questa complementarietà.</p>
<p>Per il servizio Picnik, avere accesso a risorse tecniche di Google si tradurrà in miglioramenti della velocità e dell&#8217;efficienza, ha scritto Axe.<br />
&#8220;Google elabora petabyte di dati ogni giorno, e, con le sue infrastrutture in tutto il mondo e la sua squadra di livello mondiale, è davvero la casa migliore che potessimo trovare. Sotto il tetto di Google arriveremo a molte più persone di prima&#8221;, si legge il post sul blog.</p>
<p>Picnik, fondata nel 2006, conta circa 20 dipendenti. Rimarrà a Seattle, ma si trasferirà negli uffici di Google della stessa città. Il suo servizio è disponibile in varie versioni, comprese quella gratuita e quella con opzioni a pagamento.<br />
Il sito di Picnik attira quasi 40 milioni di visite al mese, e ogni visita ha una durata media di 17 minuti, si legge sul sito web della società.</p>
<p>da:pcworld.it</p>
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		<title>Cassazione, un limite al tecnocontrollo</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 15:15:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Cassazione, sezione Lavoro, ha giudicato illegittimo il licenziamento di una donna colta dal datore di lavoro ad accedere ad Internet per motivi personali. Chiarendo che &#8220;la vigilanza sul lavoro non va esasperata dall&#8217;uso di tecnologie&#8221; e che va (secondo quanto stabilito anche nello Statuto dei Lavoratori) mantenuta in una dimensione &#8220;umana&#8221;.
Punto di particolare rilevanza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Cassazione, sezione Lavoro, ha giudicato illegittimo il licenziamento di una donna colta dal datore di lavoro ad accedere ad Internet per motivi personali. Chiarendo che &#8220;la vigilanza sul lavoro non va esasperata dall&#8217;uso di tecnologie&#8221; e che va (secondo quanto stabilito anche nello Statuto dei Lavoratori) mantenuta in una dimensione &#8220;umana&#8221;.</p>
<p>Punto di particolare rilevanza è proprio il <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/tecnologia/2010/02/24/visualizza_new.html_1707936598.html" target="_blank">ragionamento</a> fatto dalla Corte circa <strong>l&#8217;utilizzo di misure di controllo dettagliate sulla navigazione del dipendete</strong>. Pur sottolineando che la navigazione deve avvenire &#8220;senza farne troppo abuso&#8221;, infatti, la Cassazione ha rilevato che il software di controllo informatico centralizzato <strong>installato senza un preventivo accordo</strong> costituisce una &#8220;violazione della riservatezza e dell&#8217;autonomia del lavoratore&#8221;.</p>
<p>Già il tribunale di Milano a cui era inizialmente demandata la questione aveva dichiarato illegittimo il licenziamento, considerandolo sproporzionato rispetto agli addebiti contestati alla lavoratrice. Il giudice aveva inoltre ritenuto inutilizzabili i dati prodotti attraverso il software di controllo e aveva tenuto conto solo dei tabulati rilevabili direttamente dal computer della donna, da cui era emerso che i collegamenti sul web erano stati di pochi minuti e che spesso erano avvenuti durante la pausa pranzo. Anche la Corte d&#8217;appello aveva condiviso la tesi dei giudici di primo grado, costringendo l&#8217;azienda a ricorrere in Cassazione.</p>
<p>Con la sentenza 4375 la Suprema Corte ha rigettato il ricorso di Recordati, ditta farmaceutica che nel 2002 in due occasioni aveva licenziato una dipendente con la motivazione di &#8220;avere usato Internet per ragioni non di servizio in contrasto con il regolamento aziendale&#8221;. La Cassazione ha così disposto il reintegro di Caterina L. sul posto di lavoro.</p>
<p>Per quanto, infatti, alcuni misure siano concesse, il Garante della Privacy e la giurisprudenza si sono più volte espressi per cercare di stabilire i limiti entro cui i datori di lavoro possono muoversi. Nel caso specifico, l&#8217;azienda aveva utilizzato un programma di controllo informatico centralizzato installato, appunto, senza essere previsto da alcun accordo sindacale (né da una commissione interna né autorizzato dall&#8217;Ispettorato del lavoro), venendo meno alla &#8220;garanzia procedurale a vari livelli&#8221; necessaria a legittimare controlli elettronici sui PC dei dipendenti per sapere se accedono a siti Internet per ragioni personali.</p>
<p>da:punto-informatico.it</p>
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		<title>Google, l&#8217;antitrust europea sta solo studiando</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 13:30:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Era stato riportato da un numero corposo di fonti internazionali: una nuova inchiesta antitrust avrebbe atteso al varco Google. Un&#8217;indagine annunciata dallo stesso blog ufficiale della Grande G, precedentemente informata dalla Commissione Europea sulla prossima apertura di un&#8217;analisi approfondita su determinate dinamiche di mercato messe in atto dal quartier generale di Mountain View.
Era stato riportato, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Era stato riportato da un numero corposo di fonti internazionali: una nuova inchiesta antitrust avrebbe atteso al varco Google. Un&#8217;indagine annunciata dallo stesso blog ufficiale della Grande G, precedentemente informata dalla Commissione Europea sulla prossima apertura di un&#8217;analisi approfondita su determinate dinamiche di mercato messe in atto dal quartier generale di Mountain View.</p>
<p>Era stato riportato, ma non è andata esattamente così. In <a href="http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/10/47&amp;format=HTML&amp;aged=0&amp;language=EN&amp;guiLanguage=en" target="_blank">un comunicato ufficiale</a> dell&#8217;Unione Europea, la Commissione del Vecchio Continente ha sì confermato di aver ricevuto degli esposti formali da tre distinte aziende che operano sul web, ma anche che le autorità antitrust sono ancora in <strong>una fase preliminare di studio dei capi d&#8217;accusa</strong> stessi.</p>
<p>Quindi, nelle parole del comunicato europeo, la Commissione <strong>non ha dato avvio ad un&#8217;inchiesta nei confronti di Google</strong>. Ha soltanto informato Mountain View delle lamentele ricevute da parte delle tre società che avevano puntato il dito e parlato di dinamiche di mercato scorrette, di abuso di posizione dominante.</p>
<p>Innanzitutto per aver penalizzato i loro risultati di ricerca, per aver declassato i loro spazi online in quanto pericolosi concorrenti. Foundem &#8211; sito di comparazione dei prezzi legato indirettamente a Microsoft &#8211; aveva infatti sottolineato come BigG utilizzasse dei filtri per penalizzare alcuni risultati di ricerca, mettendoli troppo in basso o rimuovendoli del tutto.</p>
<p>Proteste simili erano piovute su Google dalla Francia, precisamente da una società che gestisce un motore di ricerca specializzato in tematiche legali, ejustice. In una recente intervista, Dominique Barella &#8211; ex-presidente dell&#8217;unione transalpina dei magistrati &#8211; ha illustrato alcuni dettagli su quella che è stata la sua posizione in un documento di circa 40 pagine inviato ai commissari d&#8217;Europa.</p>
<p>Documento che proverebbe &#8211; stando a quanto ha dichiarato Barella &#8211; le scorrette azioni di Google per declassare i risultati di ricerca relativi al search engine ejustice. E non tanto a seguito di interrogazioni con la parola chiave ejustice, che potrebbero condurre l&#8217;utente sulla home page del sito, ma relativamente ai risultati che dovrebbero mostrarne le pagine interne. Barella ha inoltre sottolineato come BigG avesse spiegato che i risultati di ricerca dovessero essere compatibili con i suoi algoritmi. E questo doversi adattare a BigG sarebbe a suo dire scorretto.</p>
<p>Posizioni come quella di ejustice verranno dunque studiate in maniera approfondita dalle autorità europee, che hanno così invitato Google a commentare i capi d&#8217;accusa a suo carico. BigG si era già mostrata sicura di sé, sostenendo che che il suo operato di business fosse sempre rivolto alle esigenze reali degli utenti, in perfetta linea con le leggi del mercato del Vecchio Continente.</p>
<p>Ma una puntualizzazione è stata fatta relativamente ai suoi algoritmi di ricerca, visto che sono stati tirati in ballo. In un secondo post sul blog ufficiale di BigG, un responsabile ha chiarito che specifici interventi umani siano necessari esclusivamente per risultati come quelli collegati a pedopornografia e spamming. A pensare a tutto il resto sono meccanismi automatici, che non hanno alcuna intenzione di privilegiare o penalizzare determinati risultati.</p>
<p>da:punto-informatico.it</p>
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		<title>Facebook sorpassa Google</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 08:21:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Web Compete ha fotogafato uno storico sorpasso. A gennaio 2010 su Facebook sarebbero state registrate quasi 3 miliardi di visite (2.872.823.682) con un incremento mensile del 5,92% e un rialzo rispetto all&#8217;anno prima del 141%. Google è seconda con 2.780.997.436 di visite, con una crescita mensile del 3.51% e annuale del 26.33%.
Oltre l’11% del tempo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Web Compete</strong> ha fotogafato uno storico sorpasso. A <strong>gennaio </strong>2010 su <strong>Facebook</strong> sarebbero state registrate quas<strong>i 3 miliardi di visite</strong> (2.872.823.682) con un incremento mensile del 5,92% e un rialzo rispetto all&#8217;anno prima del 141%. <strong>Google è seconda</strong> con 2.780.997.436 di visite, con una crescita mensile del 3.51% e annuale del 26.33%.</p>
<p>Oltre l’11% del tempo speso online dagli utenti è su Facebook, quasi il triplo del poco più del 4 % su Yahoo e Google.</p>
<p>Per numero di <strong>visitatori </strong>unici, <strong>Facebook </strong>con  oltre <strong>133 </strong>milioni avrebbe <strong>sorpassato Yahoo</strong> ferma a<strong> 132 milioni</strong>, ma <strong>Google </strong>manterrebbe lo scettro con   <strong>147,8 milioni </strong>di visitatori unici.</p>
<p>Facebook ha appena raggiunto il traguardo dei <strong>400 milioni di utenti attivi</strong>.</p>
<p>da:itespresso.it</p>
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		<title>Per gli over sessanta la riscossa è sul web</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 10:15:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Statistiche]]></category>
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		<description><![CDATA[La signora Giovanna ha 82 anni, è rimasta vedova due anni fa e la sua grande gioia è comunicare con figli e nipoti. E’ diventata bisnonna l’anno scorso e per vedere i progressi del piccolo Giuliano si è fatta installare una webcam sul personal computer e si collega via Skype con la nipote musicista d’orchestra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La signora Giovanna ha 82 anni, è rimasta vedova due anni fa e la sua grande gioia è comunicare con figli e nipoti. E’ diventata bisnonna l’anno scorso e per vedere i progressi del piccolo Giuliano si è fatta installare una webcam sul personal computer e si collega via Skype con la nipote musicista d’orchestra in tournée a Salisburgo. Lei, che in famiglia era soprannominata «centralino» e aveva sempre il telefono bollente, ha annullato così il costo della bolletta e ha anche la soddisfazione, video-telefonando dal computer, di vederlo quando vuole &#8211; quasi fosse lì &#8211; il pronipotino che muove i primi passi.</p>
<p>Chi pensa che Internet sia roba solo da ragazzini «nativi digitali» farà meglio a ricredersi: la Rete è diventata matura e da quattro anni a questa parte gli anziani che navigano sul Web sono aumentati in maniera esponenziale, registrando la percentuale maggiore di incremento nell’utilizzo di nuove tecnologie e pc rispetto al resto della popolazione. Per la precisione dell’81 per cento, spiegano i ricercatori dell’Istat: che snocciolano cifre interessanti anche per le aziende che cercano di accaparrarsi il mercato degli over-sessanta. L’uso del pc nella fascia tra i 60 e 64 anni è passato dal 13,8% del 2005 al 25% nel 2009 e dal 5,5% al 9,9% per la fascia 65-74 anni. Nello stesso arco temporale l’uso di Internet è schizzato dal 10,8% al 22,8% per i 60-64enni e dal 3,9% all’8,5% per i 65-74enni. Rispetto alle fasce d’età più giovani, gli anziani restano tra i minori utilizzatori e possessori di nuove tecnologie ma, considerando il crescente invecchiamento della popolazione, la tendenza è di un forte aumento.</p>
<p>«I nonni, il più delle volte, imparano con i nipoti» spiega Miria Savioli, ricercatrice Istat. Ma non mancano gli studenti veri e propri: nel 2009 ha partecipato a corsi per l’uso del pc il 43,4% dei 60-64enni e il 32,7% dei 65-74enni e sono numerosi i corsi avviati da Regioni e Comuni e rivolti proprio ai più anziani. Che inviano e ricevono mail (78% tra 60-64enni; 75% tra 65-74enni; 69,5% tra over 75); cercano informazioni su merci e servizi (per le tre fasce d’età rispettivamente il 66%, il 62% e il 54%); consultano Internet per apprendere (64,8%, 64,4%, 65,9%). Il colpo di fulmine per il web è scattato anche per leggere giornali (51,2%, 47,9%, 50,8%), per cercare informazioni sanitarie (47,5%, 42,1%, 44,5%) e per telefonare via Internet (13,1%, 16,4%) o effettuare video-chiamate (11%, 11,6%). Mentre gli anziani sempre più all’avanguardia usano Internet pure per ordinare o comprare merci e servizi: il 22,2% dei 60-64enni e il 15,4% dei 65-74eni. Gli acquisti riguardano soprattutto viaggi e vacanze (43,3% per i 60-64enni e 30,7% per i 65-74enni) e attrezzature elettroniche come fotocamere (18,7% e 17,5%). Arrivano in commercio anche i primi prodotti informatici a «misura di anziano», come il programma Eldy, messo a punto da una onlus e scaricato già 200 mila volte: è applicabile a tutti i tipi di pc e permette di utilizzare il computer in maniera facilitata e intuitiva.</p>
<p>Quando i ragazzi passano a trovare nonna Giovanna, le installano le ultime novità in fatto di tecnologie o le mostrano siti Web utili per semplificarsi la vita. Ma l’esempio le è arrivato anche dalla tivù: «Guardavo un programma e per saperne di più mi dicevano di collegarmi al sito www&#8230;., ma io non sapevo neppure cosa fosse un “www”». Adesso è tutto un passa-parola con le amiche: ormai sono in tante a fare la spesa online evitando il freddo e la fatica di trasportare fino a casa pesanti sacchetti; o a cercare su Google le informazioni sulle programmazioni degli spettacoli al cinema o a teatro prima di prenotare i biglietti; o a scegliersi un sottofondo musicale mentre stirano o ancora a cercare una ricetta esotica per sorprendere un ospite improvviso. E l’appuntamento spesso è via email o via chat tramite Instant Messenger o Facebook: con il computer sempre acceso e connesso, si intrattengono anche solo per commentare la trasmissione tivù preferita. Non si sente mai sola nemmeno l’amica Ada, che è un po’ sorda, ma da quando ha scoperto la messaggeria istantanea ha risolto i problemi di udito comunicando per iscritto in tempo reale. «Internet è anche un modo per socializzare» ammette Giorgio, 68 anni, pensionato milanese vedovo che, dopo aver frequentato il corso informatico offerto dal Comune, continua a «studiare». Impegnato a decifrare i comandi di un nuovo computer portatile «touch-screen» senza tastiera per iscriversi a un’agenzia di incontri occasionali in rete, sorride divertito: «Non si finisce mai di imparare, ma io non ho niente di meglio da fare. E ho tutta la pazienza del mondo».</p>
<p>da:lastampa.it</p>
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		<title>Scoperto un cyber attacco di dimensioni colossali</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 07:51:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Web]]></category>

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		<description><![CDATA[Grazie alla solerzia di Alex Cox, un ingegnere della NetWitness, azienda americana attiva nella sicurezza telematica, è stato scoperto quello che potrebbe essere il più grande ed articolato cyber attacco della storia.
A farne le spese sarebbero state 2500 aziende sparse per 196 Paesi, per un totale di circa 75.000 computer e server infettati. Tra i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span>Grazie alla solerzia di Alex Cox, un ingegnere della NetWitness, azienda americana attiva nella sicurezza telematica, è stato scoperto quello che potrebbe essere il più grande ed articolato cyber attacco della storia.</span></p>
<p><span>A farne le spese sarebbero state 2500 aziende sparse per 196 Paesi, per un totale di circa 75.000 computer e server infettati. Tra i Paesi più colpiti vi sarebbero il Messico, gli USA, l’Egitto, la Turchia e l’Arabia Saudita.</p>
<p>Oggetto del poderoso cyber attacco sarebbero i dati di accesso alle email (si parla anche di militari sparsi nei vari Paesi), numeri di carte di credito, dati aziendali relativi al settore farmacologico (sottratti ad aziende del calibro di Cardinal Health Inc.) ed informazioni tecnologiche.</p>
<p>L’attacco pare che abbia avuto inizio in Germania circa un anno fa, tra gli autori potrebbero essere coinvolti anche gruppi criminali dell’est europeo. Lo spyware utilizzato è ZeuS, uno dei più insidiosi e pericolosi. </span></p>
<p><span>da:pctuner.net<br />
</span></p>
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