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	<title>orbitaweb.it &#187; banda larga</title>
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	<description>Il meglio dal mondo web... e da ciò che gli gira attorno</description>
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		<title>Topeka si ribattezza&#8230; &#8220;Google&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 08:37:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La città di Topeka, Kansas, ha deciso di cambiare temporaneamente il suo nome per chiamarsi&#8230;Google. L&#8217;obiettivo del paesino è quello di conquistare l&#8217;attenzione ma anche i favori del numero uno mondiale dei motori di ricerca per essere scelto dall&#8217;azienda di Mountain View come luogo di sperimentazione per l&#8217;installazione della sua rete in fibra ottica ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La città di <strong>Topeka</strong>, Kansas, ha deciso di cambiare temporaneamente il suo nome per chiamarsi&#8230;<strong>Google</strong>. L&#8217;obiettivo del paesino è quello di conquistare l&#8217;attenzione ma anche i favori del numero uno mondiale dei motori di ricerca per essere scelto dall&#8217;azienda di Mountain View come <strong>luogo di sperimentazione per l&#8217;installazione della sua rete in fibra ottica</strong> ad alta velocità. William W. Butten, sindaco della città, annuncia molto seriamente il cambiamento del nome della sua città in una <a href="http://www.topeka.org/pdfs/GoogleProclamation.pdf">lettera aperta (PDF)</a>.</p>
<p>Dopo alcuni ringraziamenti a Google, il sindaco segnala che Topeka sarà &#8220;ribattezzata&#8221; per l&#8217;intero mese di marzo con il nome di &#8220;Google &#8211; Capitale della fibra ottica&#8221;. Topeka, che conta 122.000 abitanti, è da oggi a pieni diritti Google, tanto che all&#8217;ingresso nella città è stato posto un cartello con il nome del paese scritto il lettere colorate.</p>
<p>Il passo, chiaramente provocatorio, ha l&#8217;obiettivo di attirare l&#8217;attenzione di Google, che ha lanciato agli inizi di febbraio un comunicato in cui chiedeva la candidatura di città, regioni, stati, o zone desiderose di partecipare al suo programma di installazione della rete in fibra ottica ad alta velocità.</p>
<p>da:notebookitalia.it</p>
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		<title>Google progetta una rete da 1 Gbps</title>
		<link>http://www.orbitaweb.it/2010/02/11/google-progetta-una-rete-da-1-gbps/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 09:36:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una rete con performance 100 volte migliori rispetto a quelle attuali. Una rete accessibile a prezzi abbordabili. Una rete aperta, gestita con parità di condizioni di accesso per tutti i provider che intenderanno aderire. Una rete che sembra una chimera, ma che presto potrebbe diventare realtà. E la firma non poteva che essere una soltanto: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Una rete con performance 100 volte migliori rispetto a quelle attuali</strong>. Una rete accessibile a prezzi abbordabili. Una rete aperta, gestita con parità di condizioni di accesso per tutti i provider che intenderanno aderire. Una rete che sembra una chimera, ma che presto potrebbe diventare realtà. E la firma non poteva che essere una soltanto: <strong>Google</strong>.</p>
<p>L&#8217;<a href="http://googleblog.blogspot.com/2010/02/think-big-with-gig-our-experimental.html">annuncio</a> giunge forse a sorpresa, ma chi ha seguito le vicende del motore negli anni passati non avrà di che stupirsi. Da tempo, infatti, Google investe nelle cosiddette &#8220;dark fiber&#8221; senza mai aver spiegato i motivi del proprio interesse (i primi indizi risalgono al 2005). Ora il nuovo progetto sembra essere una diretta derivazione degli interessi manifestati in passato, ma al momento non v&#8217;è ancora alcun progetto reale in cantiere. Google, piuttosto, ha manifestato la propria intenzione di sperimentare ed imparare, ed al momento sta cercando amministrazioni pronte a spalleggiare il gruppo in questa avventura.</p>
<p>Quel che Google intende fare è costruire una rete ad alte performance, così da poter mettere in piedi un&#8217;attività in grado di agire direttamente a livello di infrastruttura. La seconda fase è quella della gestione, per cui Google promette un approccio &#8220;open access&#8221; che permetta a qualsiasi provider di accedere a parità di condizioni all&#8217;infrastruttura di rete posta in essere. La terza fase è quella della commercializzazione: Google conta di riuscire a coprire tra 50.000 e 500.000 utenti in un&#8217;area ancora da identificare, portando nelle case 1 gigabit al secondo ad un prezzo definito «competitivo». La promessa è altisonante, ma non distante dall&#8217;approccio che Google già in passato ha avuto con altre prospettive che solo all&#8217;apparenza si manifestavano come utopiche.</p>
<p>L&#8217;interesse di Google in una rete ad altissima velocità va oltre il semplice business diretto derivante. L&#8217;infrastruttura fa parte del concetto stesso di computing che il gruppo sta portando avanti basandosi sul principio per cui l&#8217;intelligenza non va più concentrata sui singoli nodi della rete, ma va concentrata su server a cui i client degli utenti fanno appello. È questo il cloud computing portato ai massimi livelli, qualcosa su cui Google sta scommettendo tutto per rovesciare i cardini che hanno sorretto il mercato fino ad oggi e portare sotto il controllo di Mountain View molto più che non ricerca e advertising.</p>
<p>Il progetto prende il via da una <a href="http://www.google.com/appserve/fiberrfi">pagina</a> presso cui le comunità e le realtà locali USA possono far riferimento per proporre la propria candidatura all&#8217;esperimento. Il termine massimo è fissato per il <strong>26 Marzo, data entro cui gli interessati dovranno valutare le condizioni e le opportunità di partecipazione</strong>. Google vaglierà in seguito i profili ricevuti cercando il miglior candidato per uno sviluppo veloce ed efficiente del progetto. Da Mountain View non giunge al momento <a href="http://www.google.com/appserve/fiberrfi/public/faq">alcuna</a> timeline definita: l&#8217;infrastruttura sarà messa in cantiere «il prima possibile» e soltanto con la messa in opera sarà possibile capire quale sia il prezzo indicativo del servizio, quale la sua estensione, quali le sue limitazioni. Google lo dice chiaramente nella propria presentazione: in questa fase il gruppo si sta soltanto attrezzando per imparare e capire. Tutto il resto verrà di conseguenza.</p>
<p>da:webnews.it</p>
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		<title>Non siamo ancora un Paese per Internet</title>
		<link>http://www.orbitaweb.it/2009/11/10/non-siamo-ancora-un-paese-per-internet/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 08:06:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è qualcosa di paradossale nel susseguirsi degli eventi di questi ultimi giorni.
Martedì 3 Novembre, ore 9:30
Apre i battenti lo IAB Forum Milano 2009. Un grande successo di pubblico ed espositori per quello che ormai in molti &#8211; a torto o a ragione &#8211; considerano uno degli eventi Internet più importanti dell&#8217;anno.  E, in effetti, di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è qualcosa di paradossale nel susseguirsi degli eventi di questi ultimi giorni.</p>
<p><strong>Martedì 3 Novembre, ore 9:30</strong><br />
Apre i battenti lo <em>IAB Forum Milano 2009</em>. Un grande successo di pubblico ed espositori per quello che ormai in molti &#8211; a torto o a ragione &#8211; considerano uno degli eventi Internet più importanti dell&#8217;anno.  E, in effetti, di Internet si parla a 360 gradi. Non solo di advertising online, insomma, come a prima vista si potrebbe ritenere.</p>
<p>E allora, come vanno le cose? Chi e cosa frena la Rete in Italia?<br />
Beh, chi ha avuto modo di seguire i tanti convegni in agenda, avrà notato come uno dei temi dominanti dello IAB 2009 sia stato quello della <strong>banda larga</strong>. Il messaggio: se non c&#8217;è banda a sufficienza, non si fa innovazione. Senza innovazione, niente competitività. E niente nuovi posti di lavoro.<br />
È stato il vero tormentone. Tutti a sgolarsi che la chiave del problema è proprio qui: <strong>il Governo deve investire di più su Internet e banda larga</strong>. Tutti felicemente d&#8217;accordo.</p>
<p>Una voce per tutti, quella dell&#8217;onorevole <strong>Paolo Gentiloni</strong> (già Ministro delle Comunicazioni e attuale Responsabile Comunicazione del PD). Di certo, non il primo arrivato in quanto a conoscenza di Internet e nuove tecnologie. Due di quelli che lui chiama &#8220;i tre slogan per la Politica&#8221; sono dedicati proprio a questi aspetti. Il primo: &#8220;<strong>Completare</strong>&#8220;. Per prima cosa la Politica, dice l&#8217;ex Ministro delle Comunicazioni, &#8220;deve dare a tutti la possibilità di avere l&#8217;accesso a Internet&#8221;. Magari anche non veloce, a banda media, ma deve darla davvero a tutti. Il secondo: &#8220;<strong>Accelerare</strong>&#8220;. Puntare dritto, cioè, &#8220;sulle reti di prossima generazione e sulla fibra ottica&#8221;. Magari iniziando dalle aree metropolitane a più alta densità del Paese. Il terzo: &#8220;<strong>Lasciare in pace la Rete</strong>&#8220;. Punto importantissimo ma&#8230; per ora, appunto, lasciamolo in pace.</p>
<p>E torniamo alla banda larga e all&#8217;accesso a Internet. Qualcuno (<strong>Riccardo Luna</strong>, direttore di <em>Wired Italia</em> e moderatore della tavola rotonda &#8220;Il futuro dell&#8217;economia digitale in Italia&#8221;) osa chiedere a Gentiloni: &#8220;Ma perché voi politici non fate casino&#8221; per mettere seriamente al centro del Governo la banda larga, il digital divide e le nuove tecnologie? Domanda alla quale, in realtà, rispondono in molti. Ma, in fin dei conti, il coro è unanime (e non solo in questa tavola rotonda): <strong>i soldi ci sono, si tratta solo di sbloccarli</strong>. Sempre quelli, sì: i famosi <strong>800 milioni accantonati per lo sviluppo della banda larga</strong>. Quelli del tormentone, insomma. Allo IAB pareva fosse la chiave di tutto.</p>
<p><strong>Ok ma, sbloccarli da dove?</strong> Da lì, dove sono parcheggiati da tempo. Al CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica). E si crede così tanto che il problema sia davvero questo che si invitano i presenti in sala (e quelli collegati in streaming) a scrivere in coro al CIPE, subissarlo di mail, protestare, telefonare. Far andare in tilt i centralini. &#8220;Se pure ce li hanno i centralini al CIPE&#8221;, osserva scherzoso l&#8217;onorevole Gentiloni.<br />
Ma da scherzare, in realtà, c&#8217;è davvero poco. Per capirlo, basta andare al giorno dopo.</p>
<p><strong>Mercoledì 4 novembre, ore 12:52</strong><br />
<em>(Reuters)</em>: &#8220;Gli 800 milioni a favore della banda larga saranno resi disponibili dal governo solo una volta certi del superamento dell&#8217;emergenza dettata dalla crisi economica. Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta: i soldi stanno lì &#8211; ha spiegato Letta &#8211; se le cose miglioreranno e si potrà uscire dalla crisi la prima delle priorità ordinarie sarà la banda larga. La faremo quando saremo sicuri che quelle risorse non debbano essere destinate ad altri interventi per occupazione o altro&#8221;.</p>
<p><strong>Ma come? Qui qualcosa davvero non quadra&#8230;</strong> Solo ieri, a uno degli eventi più importanti per Internet, il fior fiore dei relatori, degli esperti di settore e dei politici - questi ultimi, probabilmente, più per trovare un capro espiatorio che per profonda convinzione personale &#8211; predicava che il problema era tutto lì. Una formalità! Che, sbloccati quei soldi, Internet e la tecnologia sarebbero potuti ripartire alla grande anche qui da noi. Soldi che sarebbero stati stanziati a breve. Solo ieri l&#8217;aveva assicurato a gran voce (non la sua, quella dello speaker che leggeva la sua lettera, lui non era presente per&#8230; altre priorità di Governo) Paolo Romani. Mica uno qualunque: il viceministro allo sviluppo economico con delega alle Comunicazioni.</p>
<p><strong>E oggi? Contrordine!</strong> Prima usciamo dalla crisi e poi &#8211; semmai &#8211; vi daremo i soldi. Ora occorre pensare ad altri interventi, legati per esempio all&#8217;occupazione.<br />
Ciò è in qualche modo paradossale. Come se Internet &#8211; e tutta l&#8217;ICT che ruota attorno alla Rete e all&#8217;innovazione digitale che ne deriva &#8211; non fosse essa stessa capace di generare occupazione e creare PIL.</p>
<p>Nessuno nega &#8211; intendiamoci &#8211; che vi siano altre urgenti priorità per il Paese. E che solo con quegli 800 milioni, probabilmente, si sarebbe fatto poco o nulla di concreto per risolvere i veri problemi della Rete, dell&#8217;ICT e della capacità di innovare del Paese. Ma si sarebbe potuto e dovuto almeno <strong>dare un segnale</strong>. Dimostrare ai cittadini che Internet rappresenta davvero una delle priorità del Governo per il nostro Paese. E che non si sottovalutano le enormi potenzialità della Rete proprio in qualità di traino dell&#8217;innovazione e rilancio del sistema Paese attraverso la conseguente creazione di nuovi posti di lavoro e di tutta una serie di attività legate al Web e alle nuove tecnologie.</p>
<p>Si è invece dato l&#8217;ennesimo segnale negativo: quella che è emersa &#8211; ancora una volta &#8211; è la crescente distanza e la scarsa attenzione della Politica verso Internet e le sue dinamiche.<br />
Magari senza malafede. Ma &#8211; che è peggio ancora &#8211; a causa di un pauroso <strong>divide culturale</strong> che, di fatto, separa chi abita la Rete da chi la governa.<br />
&#8220;Non siamo ancora un Paese per Internet&#8221; aveva detto Marco Pierani di Altroconsumo &#8211; sottolineando questi aspetti &#8211; nella tavola rotonda di Mercoledì. Come dargli torto, il giorno dopo?</p>
<p>da: punto-informatico.it</p>
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		<title>L’Adsl in Italia è lenta la metà</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 09:26:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La realtà delude le promesse Adsl. La velocità reale è meno della metà di quella dichiarata dagli operatori italiani. Lo dice uno studio (ancora non online) presentato a Capri da Between e basato su un campione di 1.300 utenti che hanno testato la propria connessione con il software Isposure.
Le Adsl 7 Megabit vanno a 3,9 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La realtà delude le promesse <strong>Adsl</strong>. La <strong>velocità</strong> reale è <strong>meno della metà</strong> di quella dichiarata dagli operatori italiani. Lo dice uno studio (ancora non online) presentato <a href="http://www.capri.between.it/">a Capri da <strong>Between </strong></a>e basato su un campione di 1.300 utenti che hanno testato la propria connessione con il <a href="http://www.isposure.com/index.htm">software <strong>Isposure.</strong></a></p>
<p><strong>Le Adsl 7 Megabit vanno a 3,9 Mbps; più deludenti quelle a 20 Mbps: si fermano a 5</strong>. Con grandi oscillazioni durante la giornata (a sera si va molto più lenti, ma di questo gli utenti si saranno già accorti) e tra un operatore e l’altro.</p>
<p>Lo scopo dello studio, in effetti, è <strong>migliorare la trasparenza</strong> dell’offerta e aiutare gli utenti a scegliere meglio. Non ci sono però ancora dati sui singoli operatori, ma Between ha promesso a Capri che tornerà sulla questione con uno studio più approfondito nel 2010. Alcune cose non sorprendono: per esempio che, dai test Between, la banda larga su rete mobile vada a meno di 2 Mbps. <a href="http://www.altroconsumo.it/connessioni/20090701/divario-digitale-banda-larga-davvero-per-tutti-Attach_s246083.pdf">Lo diceva anche Altroconsumo. </a></p>
<p>A rincarare la dose, è arrivato anche uno <a href="http://www.sbs.ox.ac.uk/newsandevents/Documents/Broadband%20Quality%20Study%202009%20Press%20Presentation%20%28final%29.pdf">studio </a>delle università di Oxford-Oviedo, secondo cui l’Italia è pcoo prima dell’Ucraina per velocità reale della banda larga. <span>SI</span> basa su 24 milioni di test su Speedtest.net. Da noi pesa una rete che, in parti del Paese, perde pezzi: doppini fatiscenti, tecnologie nelle centrali Adsl che richiederebbero un aggiornamento. Del resto, è proprio questo uno degli obiettivi del <a href="http://www.asca.it/news-BANDA_LARGA__BERNABE___PIANO_ROMANI_STRATEGICO_PER_L_INTERA_ECONOMIA-837671-ora-.html">piano Romani</a> da 1,47 miliardi, ancora in fase di partenza.</p>
<p>da:mytech.it</p>
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		<title>Banda larga: Italia male in Europa</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Oct 2008 06:45:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’Agcom (Autorità Garante delle Comunicazioni) ha appena pubblicato un rapporto redatto dalla società di consulenza ICT Between sulla banda larga nel nostro Paese. I dati non sono incoraggianti visti nell’ottica europea.
Secondo Between, a marzo 2008, gli utenti italiani connessi a banda larga sono solo 10.7 milioni, uno dei valori più bassi tra i vari Paesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Agcom (Autorità Garante delle Comunicazioni) ha appena pubblicato un rapporto redatto dalla società di consulenza ICT Between sulla banda larga nel nostro Paese. I dati non sono incoraggianti visti nell’ottica europea.<br />
Secondo Between, a marzo 2008, gli utenti italiani connessi a banda larga sono solo 10.7 milioni, uno dei valori più bassi tra i vari Paesi europei. Siamo stati superati da Slovenia e Spagna, mentre il Portogallo è di poco dietro di noi.</p>
<p>Il grosso divario avviene tra le grandi città e i piccoli comuni. In quest’ultimi non ci sono offerte tali da favorire la reale concorrenza, quando ovviamente la banda larga arriva.<br />
L’altro problema, ma è culturale, riguarda il possesso di un personal computer, pari al 49% della popolazione, un dato molto basso. A tal proposito, Franco Bernabe’, amministratore delegato di Telecom Italia, dice che uno sviluppo telematico della Pubblica Amministrazione potrebbe dare il buon esempio invogliando i cittadini a munirsi di un pc.<br />
Buone sono invece le tariffe dei servizi offerti, sempre come media.</p>
<p>Secondo Between, la colpa di una scarsa diffusione dell’Adsl nelle zone rurali potrebbe essere imputata alla carenza di infrastrutture, che sono maggiormente concentrate nei grossi centri urbani.</p>
<p>Le previsioni per il futuro non sono delle migliori, per il 2010 si stima una percentuale del 60% per la diffusione dei pc, ma in Italia vi è un forte boom di notebook e di netbook, i portatili da meno di 300€, ancora non inseriti nei dati statistici Eurostat.</p>
<p>Vi è un’altra speranza per alleviare la situazione della banda larga nelle zone lontane dalle grandi città ed è il WiMAX, la nostra news su ARIA è di pochi giorni fa.</p>
<p>da: pctuner.net</p>
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		<title>Banda larga, i problemi e le speranze</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Oct 2008 06:43:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come nei film americani: “c’è una notizia buona e una cattiva, quale vuoi sentire prima?”. A questo punto l’eroe di turno risponde sempre “quella cattiva”, che per noi, che purtroppo non viviamo in un film ma nell’Italia del 2008 con problemi profondi e poche risorse per ripartire, è che ancora siamo saldamente tra gli ultimi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come nei film americani: “c’è una notizia buona e una cattiva, quale vuoi sentire prima?”. A questo punto l’eroe di turno risponde sempre “quella cattiva”, che per noi, che purtroppo non viviamo in un film ma nell’Italia del 2008 con problemi profondi e poche risorse per ripartire, è che ancora siamo saldamente tra gli ultimi posti in Italia per diffusione della banda larga. E che è difficile si possa migliorare in modo sostanziale nei prossimi anni, a causa di motivi strutturali che ci allontanano dal resto d’Europa. È quanto denunciato in un rapporto che Between-Osservatorio Banda Larga ha realizzato per l’Agcom (Autorità Garante delle Comunicazioni).</p>
<p>Causa principale, di questo ritardo, è lo scarso numero di pc (49 per cento di utenti sulla popolazione italiana) e Between aggiunge che difficilmente nel 2010 si arriverà al 60 per cento, mentre per allora molti altri Paesi europei saranno già all’80 per cento. Del resto, l’Italia tra gli ultimi in Europa anche per uso del pc da aprte delle nuove generazione, come racconta un rapporto finanziato dalla Unione Europea e pubblicato dalla London School of Economics and Political science.<br />
È forte il divario tra utenti pc e non, è quasi tutto qui il problema della scarsa diffusione della banda larga. A conferma, infatti, se si prendono solo gli utenti pc, la diffusione banda larga italiana è al quarto posto, in Europa.</p>
<p>Un’altra causa è la carenza di infrastrutture alternative (di unbundling), in metà del paese. Già: gli operatori alternativi investono tutti solo sullo stesso 50 per cento di popolazione, quello che risiede nelle città ricche. Inoltre, l’Italia ha un record negativo, in Europa, per copertura banda larga nelle zone rurali: la spaccatura forte è anche tra città e campagna, quindi.</p>
<p>A questo punto arriva la notizia positiva: il Sottosegretario allo Sviluppo Economico Paolo Romani ha appena dichiarato che entro fine anno partirà quella task force per dare una nuova rete all’Italia. I lavori cominciano, insomma, ma nell’immediato solo quelli: ad oggi, infatti, le risorse da mettere sul tavolo sono poche (si parla di appena 800 milioni di euro, quando ci vorranno 10-20 miliardi per la nuova rete). Insomma, per tornare ai film americani: non sarà la cavalleria che ci salva dagli indiani del digital divide, ma almeno ci si prova.</p>
<p>da:mytech.it</p>
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