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	<title>orbitaweb.it &#187; pirateria</title>
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	<description>Il meglio dal mondo web... e da ciò che gli gira attorno</description>
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		<title>Dietro al cyber-crimine c’è ormai un’economia sommersa</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 06:54:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi credeva che la crisi economica dello scorso anno avesse in qualche modo limitato le attività del crimine informatico si sbagliava di grosso. Anche il 2009 è stato un anno segnato dalla crescita degli attacchi informatici, sia in volume sia per ciò che riguarda il grado di complessità. Lo dice l’ultimo Istr di Symantec (Internet [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi credeva che la crisi economica dello scorso anno avesse in qualche modo limitato le attività del<strong> crimine informatico</strong> si sbagliava di grosso. Anche il 2009 è stato un anno segnato dalla <strong>crescita degli attacchi informatici</strong>, sia in volume sia per ciò che riguarda il grado di complessità. Lo dice l’ultimo <a href="http://www.symantec.com/it/it/business/theme.jsp?themeid=threatreport&amp;inid=it_ghp_generic_promo_istr" target="_blank">Istr di Symantec</a> (Internet Security Threat Report volume XV), probabilmente uno dei censimenti più completi sullo stato mondiale del cyber-crimine.</p>
<p>Non è solo colpa di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Conficker" target="_self">Conficker</a>, il worm “ruba-password” che all’inizio dello scorso anno ha infettato 9 milioni di computer. Symantec parla di un’onda incessante di attacchi che viaggia a una media di <strong>100 potenziali minacce al secondo</strong>. E di una vera e propria economia sommersa in cui è sempre più facile commerciare informazioni riguardanti <strong>carte di credito, indirizzi email</strong>, anche senza avere competenze specifiche informatiche.</p>
<p>Sì perché al giorno d’oggi gli ingredienti tipici delle frodi ormai <strong>si comprano e si vendono sul web</strong>, e a prezzi accessibili. Con appena 30 dollari è possibile acquistare numeri di carte di credito, mentre liste di indirizzi e account di e-mail oscillano tra 1 e 20 dollari, fino ad arrivare agli 850 dollari per le credenziali bancarie. Zeus,uno dei kit più popolari per creare di <strong>malware</strong> personalizzati in grado di sottrarre informazioni personali, denominato è in vendita per soli 700 dollari, ma in alcuni forum è disponibile anche gratuitamente.</p>
<p>Sono soprattutto le <strong>aziende</strong> l’obiettivo numero uno degli <strong>hacker informatici</strong>, ingolositi dal potenziale guadagno che deriva dalla violazione della proprietà intellettuale aziendale. Il report ha osservato che gli attacchi sfruttando la grande quantità di informazioni personali disponibili sui siti dei social network per concentrare gli attacchi di social engineering su persone che assumono ruoli chiave all’interno di aziende specifiche.</p>
<p>Anche gli <strong>attacchi web-based </strong>continuano a crescere, sfruttando tecniche simili per indirizzare utenti inconsapevoli su siti web fraudolenti, che infettano i browser e plug-in vulnerabili utilizzati per visualizzare file video o documenti. In particolare, il 2009 ha visto una crescita senza precedenti del numero di attacchi web-based indirizzati agli utilizzatori di file PDF, stimati al 49% (dall’11% del 2008).</p>
<p>All’<strong>Italia</strong> spetta purtroppo la maglia nera del <strong>phishing</strong> fra i paesi di lingua non inglese e il secondo posto nell’area Emea (il sesto a livello mondiale) per numero di computer “bot infected”, computer cioé violati da criminali del web e da questi poi utilizzati per attività malevole, ad esempio per l’invio di spam e phishing, distribuzione di spyware e adware, propagazione di codici malevoli e raccolta di informazioni confidenziali.</p>
<p>Sintomatico il fatto che in un’analisi effettuata nel nostro Paese per un periodo di 2 settimane (dal 27 marzo al 10 aprile di quest’anno), Symantec abbia intercettato ben 1469 malware diversi per un totale di circa 290.000 segnalazioni, con una media approssimativa di 21.000 segnalazioni di attacchi al giorno, sul territorio nazionale. Giusto per la cronaca, la Lombardia e il Lazio da sole pesano per quasi il 40% sulla classifica generale.</p>
<p>La consolazione (a dire il vero un po’ magra) arriva da due dati: il nostro Paese retrocede al sesto posto per numero di attività malevoli (era quarta nel 2008), e in nona posizione come origine di spam (eravamo quinti).</p>
<p>blog.panorama.it</p>
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		<title>Violare (tranquilli) il Copyright Pagando un Canone ai Pirati</title>
		<link>http://www.orbitaweb.it/2010/01/22/violare-tranquilli-il-copyright-pagando-un-canone-ai-pirati/</link>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 08:51:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Rete non finisce mai di stupire. Mentre gli editori di tutto il mondo si spremono le meningi, dibattendosi tra mille incertezze, per capire come farsi pagare i contenuti — siano essi articoli, brani musicali o film — i pirati svedesi di Pirate Bay si inventano «Ipredator»: un nuovo servizio, già disponibile online, che consente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Rete non finisce mai di stupire. Mentre gli editori di tutto il mondo si spremono le meningi, dibattendosi tra mille incertezze, per capire come farsi pagare i contenuti — siano essi articoli, brani musicali o film — i pirati svedesi di Pirate Bay si inventano «Ipredator»: un nuovo servizio, <span style="text-decoration: underline;">già disponibile online</span>, che consente agli utenti di navigare in assoluto anonimato facendo in Rete quello che più aggrada senza correre il rischio di venire identificati. E fin qui niente di sconvolgente: la risposta ai tentativi europei, e non solo, di serrare le maglie a protezione del copyright era attesa. La cosa più divertente di questa storia è senza dubbio che i «marpioni» di Pirate Bay, già condannati in primo grado per aver favorito la condivisione illegale di file, hanno trovato anche il modo di fare soldi.</p>
<p><span style="font-weight: bold;">Ottenere l&#8217;anonimato in Rete avrà, infatti, un costo: 5 euro al mese.</span> Così i paladini della rete libera e del tutto gratis su Internet (fino a che si tratta di contenuti degli altri, evidentemente) hanno deciso che forse era meglio fissare un canone per gli utenti che vorranno avvalersi del servizio. Può apparire bizzarro, ma non lo è. In realtà con questa mossa Pirate Bay si inserisce a pieno titolo nel club dei «padroni del vapore», dato che è ormai evidente come in Rete siano soprattutto i detentori delle piattaforme, dai motori di ricerca ai social network, a capitalizzare sui contenuti prodotti da altri. Avrà successo? Probabile. Lo scopo dichiarato di «Ipredator» è aggirare le leggi, soprattutto svedesi e francesi, che rendono più difficile scaricare illegalmente file online e inaspriscono le pene. Non a caso in Svezia i giovani che ricorrono ai servizi che garantiscono l&#8217;anonimato sono già il 10 per cento. In qualche modo le forze di sicurezza inglese lo avevano previsto lanciando anche un allarme: rendere più dure le pene per le violazioni del copyright favorisce la pratica di occultare la propria identità sul Web, che con il tempo potrebbe favorire attività socialmente molto più pericolose che scaricare musica o film.</p>
<p>da: corriere.it</p>
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		<title>The Pirate Bay: addio tracker</title>
		<link>http://www.orbitaweb.it/2009/11/19/the-pirate-bay-addio-tracker/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 09:30:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa volta The Pirate Bay è morta per davvero, perché a ucciderla sono stati i suoi stessi creatori. Ma si tratta di un&#8217;eutanasia che ha in serbo una rinascita potenzialmente deflagrante, capace in un sol colpo di nullificare le &#8220;indagini&#8221; antipirateria e traghettare una rete tradizionalmente centralizzata &#8211; quella basata su protocollo BitTorrent &#8211; in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa volta The Pirate Bay è morta per davvero, perché a ucciderla sono stati i suoi stessi creatori. Ma si tratta di un&#8217;eutanasia che ha in serbo una rinascita potenzialmente deflagrante, capace in un sol colpo di nullificare le &#8220;indagini&#8221; antipirateria e traghettare una rete tradizionalmente centralizzata &#8211; quella basata su protocollo BitTorrent &#8211; in un network &#8220;serverless&#8221; e decentralizzato a tutto tondo. Un po&#8217; come eMule e la sua rete Kad, ma cento volte più veloce.</p>
<p>Dopo più di sei anni di onorato servizio, con una operatività che recentemente andava a singhiozzo per via delle tante batoste in tribunale e della mancata vendita a una poco trasparente società svedese di Internet cafè, il tracker di The Pirate Bay &#8211; ovverosia i server su cui gli utenti facevano affidamento per connettersi ai peer e condividere i contenuti &#8211; va definitivamente in pensione sostituito da un sistema decentralizzato multi-componente per cui non serve nemmeno il download di un file .torrent per avviare il download.</p>
<p>Fermo restando il motore di ricerca sempre disponibile al solito indirizzo web, tutto il resto dell&#8217;infrastruttura &#8220;pirata&#8221; di TPB è stato completamente rinnovato: invece che con i torrent (che continuano a essere presenti ma sono destinati a sparire), ogni download viene ora avviato attraverso un Magnet link che punta, direttamente dal browser, all&#8217;hash di una qualsiasi risorsa scambiata su reti di P2P (in questo caso BitTorrent) senza passare per un puntatore &#8220;impacchettato&#8221; e da scaricare sul client locale.</p>
<p>Dai link magnetici si passa poi ai due componenti che prendono il posto della principale funzione del tracker, ovverosia la Distributed Hash Table e lo scambio di peer tra i peer stessi (PEX). A queste due modalità di connessione e ricerca fonti serverless viene demandata la fondamentale ricerca dei client da cui scaricare, trasformando nei fatti TPB in un semplice motore di ricerca di file su BitTorrent come ce ne sono tanti, partendo però da quel sito di file sharing a tutto tondo che è stato sin&#8217;ora.</p>
<p>&#8220;Ora che il sistema decentralizzato per la ricerca di peer è così ben sviluppato&#8221; scrive la crew della Baia sul blog del portale, &#8220;TPB ha deciso che non c&#8217;è più alcuna necessità di gestire un tracker&#8221;. La fine di un&#8217;era appunto, ma di un&#8217;era che &#8220;non risultava più al passo coi tempi&#8221;. Il server che aveva sin qui gestito il tracker della Baia può &#8211; letteralmente &#8211; finire in un museo, dicono i pirati svedesi.</p>
<p>Ma nello &#8220;shutdown&#8221; forzato del tracker TPB c&#8217;è di più, perché quelli della Baia stanno lavorando dietro le quinte per cercare di convincere anche gli altri portali BitTorrent a fare lo stesso passo, &#8220;magnetizzando&#8221; i download e demandando alla rete di hash del DHT il compito di fornire il servizio di ricerca fonti principale. Così facendo la dismissione del tracker svedese sarebbe foriera di una reazione a catena ineludibile e dalle conseguenze globali.</p>
<p>E le conseguenze non sarebbero soltanto di tipo tecnologico ma anche legale, visto che una delle caratteristiche prominenti nella ricerca di vittime su BitTorrent da parte delle organizzazioni &#8220;antipirateria&#8221; è proprio la presenza di un tracker da cui far partire le indagini. In forse anche il processo svedese ai responsabili di TPB, che con la trasformazione del tracker in un sistema serverless avrebbero paradossalmente &#8211; e a quanto pare involontariamente &#8211; ottemperato a una delle richieste fondamentali fatte dai giudici che li hanno a più riprese condannati.</p>
<p>Intanto che TPB prova a dar vita alla rivoluzione dei download su BitTorrent, infine, il &#8220;marchio&#8221; del portale continua tenere banco in Svezia dove c&#8217;è chi ha pensato bene di registrare il copyright del famigerato galeone assurto negli anni a simbolo del sito, e chi come il provider Black Internet decide di dare battaglia in tribunale contro l&#8217;ingiunzione &#8211; a suo dire illegale &#8211; che l&#8217;aveva costretta a tagliare l&#8217;accesso alla Baia.</p>
<p>da:punto-informatico.it</p>
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		<title>Verizon manderà lettere della RIAA ai pirati</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 08:19:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche negli Stati Uniti starebbe per stringersi lentamente la morsa sui pirati. Dopo la &#8220;3 strike&#8221; francese ed altre iniziative omologhe, negli Stati Uniti potrebbe presto partire un test che vede Verizon collaborare con la RIAA per avvertire i pirati del fatto che le loro attività di upload illegale sono monitorate, registrate ed identificate. Senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche negli Stati Uniti starebbe per stringersi lentamente la morsa sui pirati. Dopo la &#8220;3 strike&#8221; francese ed altre iniziative omologhe, negli Stati Uniti potrebbe presto partire un test che vede <strong>Verizon collaborare con la RIAA per avvertire i pirati del fatto che le loro attività di upload illegale sono monitorate, registrate ed identificate</strong>. Senza tuttavia, almeno al momento, alcuna conseguenza successiva.</p>
<p>La notizia è stata <a href="http://news.cnet.com/8301-1023_3-10396787-93.html" target="_blank">diramata</a> da CNet citando una fonte anonima vicina alle parti in causa. Il programma sarebbe quindi stato portato avanti in segreto, nel tentativo di non creare polverone attorno alla vicenda: le lettere stanno per arrivare agli utenti in queste ore, <strong>notificando l&#8217;avvenuto illecito e chiedendo l&#8217;immediata cancellazione del contenuto distribuito</strong> (nota questa per certi versi ambigua visto che se la colpa è nell&#8217;upload, non è però detto che il file in possesso sia irregolare: la richiesta potrebbe pertanto essere relativa ad una rimozione dagli elenchi dei file condivisi via P2P). La lettera non contiene però minaccia alcuna: non si parla di interruzione di servizio, né di un processo graduale verso la disconnessione.</p>
<p>Verizon è storicamente il provider che più di ogni altro ha resistito in passato alle pressioni delle associazioni a tutela del copyright in Rete. Oggi però qualcosa sembra cambiato, con le parti più vicine ed aperte ad una collaborazione. Un portavoce dell&#8217;ISP avrebbe spiegato a CNet: «Riconosciamo l&#8217;importanza del copyright ed abbiamo la necessità di rinforzarlo; senza questo rafforzamento, la proprietà intellettuale non può essere generata del tutto. Al tempo stesso <strong>è importante che ai nostri utenti venga assicurato il loro diritto alla privacy</strong>». Jonathan Lamy, portavoce RIAA, ha invece confermato la bontà dei rumor senza tuttavia offrire ulteriori dettagli sull&#8217;iniziativa.</p>
<p><strong>Il caso Verizon non sarebbe peraltro isolato</strong> (AT&amp;T e Comcast i primi possibili partner già a partire da inizio anno). La RIAA, quindi, avrebbe intrapreso il proprio nuovo approccio &#8220;soft&#8221; alla battaglia alla pirateria sfruttando la collaborazione dei provider ed inviando agli utenti una semplice comunicazione che sottolinea la violazione ed annulla la sensazione per cui tutto possa passare inosservato. Il test potrebbe voler valutare l&#8217;attitudine ad interrompere l&#8217;attività di file sharing in seguito ad una segnalazione dall&#8217;alto. Difficilmente trattasi però di un passo isolato, ed è più semplice pensare ad una escalation di avvisi volta a rafforzare il controllo e la pressione sui canali P2P. L&#8217;idea dell&#8217;ACTA, qualunque ne sia la forma d&#8217;espressione stabilita, sembra essere quindi la direzione ultima intrapresa.</p>
<p>da:webnews.it</p>
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		<title>I pirati del web comprano di più</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 14:14:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi scarica illegalmente è spesso, anche, un acquirente forte di musica e film. L&#8217;argomento non è nuovo, e rispunta quando si parla di download illegale, pirateria, file sharing. In pochi, però, hanno misurato il fenomeno come la società inglese think-tank Demos, che ha commissionato la ricerca alla Ipsos Mori. Gli autori dell&#8217;indagine hanno intervistato mille [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi scarica illegalmente è spesso, anche, un acquirente forte di musica e film. L&#8217;argomento non è nuovo, e rispunta quando si parla di download illegale, pirateria, file sharing. In pochi, però, hanno misurato il fenomeno come la società inglese think-tank Demos, che ha commissionato la ricerca alla Ipsos Mori. Gli autori dell&#8217;indagine hanno intervistato mille persone tra i 16 e i 50 anni che si collegano costantemente a Internet: risultato, un intervistato su dieci ammetteva di scaricare dal web anche musica protetta dal diritto d&#8217;autore. Fin qui nulla di nuovo, anzi, il dato è probabilmente approssimato in difetto. Le sorprese arrivano quando si parla di acquisto legale. Secondo l&#8217;indagine, chi scarica musica online illegalmente non solo acquista anche attraverso i canali legali, ma tenderebbe ad acquistare di più di chi non bazzica le reti di p2p. I pirati, insomma, sono disponibili a spendere fino a 85 euro al mese per acquistare musica, 36 euro in più rispetto a chi, tra gli intervistati, ha dichiarato di non scaricare illecitamente musica dal web.</p>
<p>Peter Bradwell, esperto della think-tank Demos si dichiara certo che &#8220;il modo di fruire la musica è cambiato, e la richiesta dei consumatori è: prezzi più bassi e accesso rapido&#8221;. Da un lato, i risultati di questa indagine non sorprendono più di tanto. Era già evidente a chi avesse dimestichezza con il mondo del peer to peer che l&#8217;attività di download si sposava con un maggiore interesse e una maggiore curiosità nei confronti di determinati contenuti e, in molti casi, costituiva una sorta di esplorazione e di assaggio per poi decidersi a un acquisto vero e proprio.<br />
I network di file sharing sono senza dubbio un veicolo di marketing molto interessante e parzialmente già sfruttato, per non parlare dei siti di videosharing come YouTube, con il quale le case di produzione stanno concludendo accordi.</p>
<p>La spinta a una modifica radicale della proposta commerciale di musica, ma anche di film, è forte e ineludibile, sia nelle forme di vendita, sia, va pur detto, nei contenuti.<br />
La proporzione tra il danno e i vantaggi nel consumo prodotti dall&#8217;attività di download illegale, tuttavia, è molto difficile da quantificare e le case discografiche, siamo certi, avranno di che contestare i dati di questa ricerca e, soprattutto, le conclusioni a cui possono portare.</p>
<p>La politica europea, nel frattempo, si avvia verso normative più rigorose sul rispetto del diritto d&#8217;autore. Sta facendo scuola la legge francese dei &#8220;tre schiaffi&#8221;, presa a modello in Gran Bretagna e coccolato anche in seno alla Comunità Europea.</p>
<p>da:pcworld.it</p>
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		<title>The Pirate Bay: venduta!</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 06:56:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Si è vero, The Pirate Bay potrebbe cambiare proprietario». Giunge direttamente dal blog ufficiale del famoso e controverso sistema per la ricerca sulle reti BitTorrent la conferma di una acquisizione da parte della società svedese Global Gaming Factory X AB. Con una transazione economica pari a circa 5,3 milioni di Euro, il nuovo approdo della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Si è vero, The Pirate Bay potrebbe cambiare proprietario». Giunge direttamente dal blog ufficiale del famoso e controverso sistema per la ricerca sulle reti BitTorrent la conferma di una acquisizione da parte della società svedese Global Gaming Factory X AB. Con una transazione economica pari a circa 5,3 milioni di Euro, il nuovo approdo della Baia potrebbe dunque cambiare, consegnando una realtà conosciuta su scala globale (e colpita da una recente condanna) a un nuovo proprietario.</p>
<p>«The Pirate Bay sta per essere venduta per una cifra al di sotto del suo valore e questa potrebbe essere la parte più interessante. Ma non lo è. La cosa interessante è che le giuste persone con le opportune conoscenze e capacità continueranno a gestire il sito. Come voi tutti saprete, non ci sono state molte novità sul sito nel corso degli ultimi tre anni. È da tempo uguale a sé stesso. <strong>Su Internet, le cose muoiono se non evolvono</strong>. Non vogliamo che ciò accada. Abbiamo lavorato a questo progetto per molti anni. È tempo di invitare più persone in questa iniziativa, in un modo che sia sicuro per tutti quanti. Abbiamo bisogno di questo, o il sito morirà. E lasciar morire The Pirate Bay è l&#8217;ultima cosa che desideriamo accada» scrivono i gestori della Baia in un breve <a href="http://thepiratebay.org/blog/164" target="_blank">post</a> da poco pubblicato sul blog ufficiale del famoso portale.</p>
<p>Attraverso un comunicato stampa da poco diffuso [<a href="http://www.globalgamingfactory.com/pressrelease-090630.pdf" target="_blank">pdf</a>], <strong>Global Gaming Factory X AB ha confermato l&#8217;avvenuta acquisizione di The Pirate Bay</strong>, contestualmente all&#8217;acquisto della società Peerialism, specializzata nella produzione di soluzioni per il peer to peer di prossima generazione. Stando alle prime informazioni, la società svedese mira a combinare l&#8217;ampio bacino di utenti della Baia con le soluzioni tecnologiche di Peerliasm per realizzare un nuovo modello di business in grado di consentire ai produttori dei contenuti, anche protetti da diritto d&#8217;autore, di ricevere un compenso per il download dei loro prodotti.</p>
<p>La dichiarazione di intenti di Global Gaming Factory X AB sembra stridere con quanto affermato nel post sul blog ufficiale di The Pirate Bay. Il comunicato dei &#8220;pirati&#8221; contiene una serie di rassicurazioni indirizzate ai numerosi utenti del sistema per la ricerca sulle reti BitTorrent, che ora <strong>temono le possibili conseguenze di una acquisizione da parte di una nuova società</strong>. Secondo i gestori di The Pirate Bay, il nuovo acquirente non avrà alcun interesse nel modificare eccessivamente il modello finora sperimentato online che tanta fama ha portato al portale, tanto da renderlo uno dei 100 siti web più visitati su scala globale.</p>
<p>Nella realtà dei fatti, la necessità di rendere legale il download dei contenuti con un congruo compenso per i detentori del diritto d&#8217;autore comporterà l&#8217;elaborazione di nuovi modelli di business L&#8217;attuale team di sviluppatori e gestori della Baia sarà affiancato dagli esperti di Global Gaming Factory X AB, che avrà il compito di <strong>studiare nuove strategie per monetizzare l&#8217;ampio bacino di utenti del sistema di ricerca</strong>. La possibilità di gestire nuove fonti di guadagno viene velatamente contemplata anche nel post da poco pubblicato sul blog di The Pirate Bay: «I profitti derivanti dalle vendite confluiranno in una fondazione per la tutela della libertà di parola, della libertà di stampa e dell&#8217;apertura della Rete».</p>
<p>Il cambio di proprietà potrebbe presto aprire un nuovo capitolo per la Baia, allontanando lo spettro delle numerose azioni legali intentate contro il sistema di ricerca dei network BitTorrent e quello ancor più incombente della recente condanna pronunciata dai magistrati svedesi. Le vicende legali degli ultimi mesi hanno probabilmente indotto i proprietari del portale ad <strong>accelerare la vendita della loro creatura a un prezzo ben al di sotto del valore stimato</strong> per i principali assett della società. In molti temono ora l&#8217;arrivo di un prematuro tramonto sulla Baia.</p>
<p>da:webnews.it</p>
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		<title>Dalla Francia un clamoroso stop alla legge anti-pirateria</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2009 07:20:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per la prima volta Internet ha ottenuto il riconoscimento di libero mezzo di espressione dell’uomo. Per farlo il Consiglio Costituzionale francese si è appellato alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1789, dove si parla della tutela di libertà di espressione e comunicazione. Una libertà che l’articolo 5 della legge anti-pirateria voluta dal presidente Sarkozy, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per la prima volta Internet ha ottenuto il riconoscimento di libero mezzo di espressione dell’uomo. Per farlo il <a href="http://www.conseil-constitutionnel.fr/conseil-constitutionnel/francais/les-decisions/2009/decisions-par-date/2009/2009-580-dc/communique-de-presse.42667.html">Consiglio Costituzionale francese</a> si è appellato alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1789, dove si parla della tutela di libertà di espressione e comunicazione. Una libertà che l’articolo 5 della legge anti-pirateria voluta dal presidente Sarkozy, la HADOPI (Haute Autorité pour la diffusion des oeuvres et la protection des droits sur Internet), violava apertamente.</p>
<p>La normativa infatti introduceva l’obbligo per i provider di chiudere l’accesso a Internet a quegli utenti, che fossero stati trovati a scaricare illegalmente file nelle reti p2p, per almeno tre volte. Questo provvedimento, qualora fosse stato messo in pratica, avrebbe costituito una restrizione al diritto di esprimersi e comunicare liberamente. Il Consiglio ha quindi equiparato l’accesso a Internet a un diritto di espressione dell’uomo.</p>
<p>Non solo, rifacendosi sempre alla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, (art. 9) in cui si parla della presunzione di innocenza di un individuo fino a quando non ne sia dimostrata la colpevolezza, il Consiglio ha concluso che togliere preventivamente l’accesso a Internet significherebbe riconoscere la colpevolezza del soggetto prima che un tribunale l’abbia effettivamente comprovata. Senza dimenticare poi il problema dell’effettiva responsabilità del titolare dell’abbonamento a Internet nella presunta violazione (un’altra persona avrebbe potuto utilizzare la connessione al posto suo). Pertanto l’autorità francese ha deciso che la legge HADOPI si fermerà all’invio di un avviso.</p>
<p>Dai primi commenti <a href="http://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=88538&amp;idCat=75">diffusi in rete</a>, il pronunciamento del Consiglio Costituzionale francese potrebbe diventare un punto di riferimento mondiale nell’orientamento della normativa sul copyright e la pirateria.</p>
<p>da:blog.panorama.it/hitechescienza</p>
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		<title>Svezia, un “pirata” al Parlamento Europeo</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jun 2009 07:17:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I dati non sono ancora definitivi, ma un successo clamoroso c’è già stato: il Piratpartiet (Partito dei Pirati) svedese si sarebbe attestato al 7.1% nelle elezioni europee. Se il dato si confermerà, un seggio dei assegnati alla Svezia sarà dei sostenitori della riforma del copyright , abolizionisti del sistema dei brevetti nonché sostenitori e alleati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I dati non sono ancora definitivi, ma un successo clamoroso c’è già stato: il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Pirate_Party"><strong>Piratpartiet (Partito dei Pirati)</strong></a> svedese si sarebbe <a href="http://www.elections2009-results.eu/en/sweden_en.html">attestato al 7.1%</a> nelle elezioni europee. Se il dato si confermerà, un seggio dei assegnati alla <strong>Svezia</strong> sarà dei sostenitori della <strong>riforma del copyright </strong>, abolizionisti del sistema dei <strong>brevetti</strong> nonché sostenitori e alleati di <strong>Pirate Bay</strong>.</p>
<p>E’ la diretta conseguenza della <a href="http://mytech.it/web/2009/04/17/pirate-bay-condannati-i-re-del-peer-peer/"><strong>sentenza</strong>-boomerang dello scorso 17 aprile</a>; se l’intricata vicenda processuale di <strong>The Pirate Bay</strong> è ancora da definire, da subito era emersa questa curiosa reazione dell’opinione pubblica: in poche ore moltissime persone avevano aderito al piccolo <a href="http://www.piratpartiet.se/">partito</a> fondato il 1° gennaio del 2006 e guidato da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Rickard_Falkvinge"><strong>Rickard Falkvinge</strong></a>. Non solo: il trend era proseguito nelle settimane successive ed il numero dei tesserati era aumentato vertiginosamente, portando il <span class="caps">PP</span> tra i primi partiti del paese per numero di iscritti.</p>
<p>E ora il risultato elettorale. Per quello che era solo un paio di mesi fa un classico “partitino” destinato a lottare per superare la fatidica soglia dell‘1% &#8211; alle <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/2006_Riksdag_elections">elezioni politiche del 2006</a> si era attestato su un misero 0,63% &#8211; qualsiasi cosa sopra il 4% sarebbe stato già un ottimo risultato. Ma i sondaggi già anticipavano il successo, attribuendo percentuali tra il 7 e il 12%. Come notano diversi commentatori, se il <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lisbon_Treaty">Trattato di Lisbona</a> fosse entrato in vigore, ciò avrebbe addirittura garantito ben due seggi.</p>
<p>Nel paese scandinavo, il <span class="caps">PP</span> è diventato la prima forza politica tra i giovani, alle europee si piazza al quinto posto e quanto a iscritti è il terzo partito del paese, dopo aver superato Verdi, sinistra, democristiani e altre formazioni.</p>
<p>In un panorama europeo di stanchezza e disaffezione (l’astensionismo è stato generalizzato, con la sola eccezione dell’Italia) e in cui l’unico elemento comune ad eccezione della Francia sembra essere la “punizione” dei partiti al governo da parte degli elettori (si vedano di casi di Gran Bretagna, Spagna o Grecia) quella svedese è una “variabile impazzita” che però sicuramente porterà nuova linfa al dibattito su <strong>copyright</strong> e <strong>proprietà intellettuale</strong> in sede di <strong>Parlamento Europeo</strong>, oltre a porre ulteriori problemi al procedimento contro <strong>The Pirate Bay</strong>.</p>
<p>da:mytech.it</p>
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		<title>Regno Unito, giro di vite sulla pirateria</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2009 07:12:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il governo britannico intende porsi con sempre maggior fermezza di fronte alla pirateria e con questo obiettivo ha intrapreso una decisa iniziativa: aumentata la pena massima per chi viola la proprietà intellettuale. I sudditi della regina non rischiano più, male che vada, 5.000 sterline, ma ben 50.000 (cioè circa 56.500 euro).
La decisione è stata presa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il governo britannico intende porsi con sempre maggior fermezza di fronte alla pirateria e con questo obiettivo ha intrapreso una decisa iniziativa: aumentata la pena massima per chi viola la proprietà intellettuale. <strong>I sudditi della regina non rischiano più, male che vada, 5.000 sterline, ma ben 50.000</strong> (cioè circa 56.500 euro).</p>
<p>La decisione è stata presa dall&#8217;<strong>Intellectual Property Office</strong> (<a href="http://www.ipo.gov.uk/" target="_blank">IPO</a>) dopo essersi consultato con l&#8217;associazione degli editori, quella dei discografici e l&#8217;alleanza contro il furto di proprietà intellettuale. La questione presentata riguardava in che maniera aumentare la pena, cioè se lasciarla uguale, se aumentare solo quella per violazione di copyright o se aumentarla per qualsiasi violazione. Alla fine ha prevalso la terza opzione e quindi, raggiunto un accordo, <strong>spetta ora al governo trovare le modalità per rendere esecutiva questa indicazione</strong>.</p>
<p>Molte delle motivazioni per un simile cambiamento sono relative all&#8217;ordinamento britannico. Nel Regno Unito infatti quando si parla di proprietà intellettuale <strong>non si fa differenza tra produzione individuale e in larga scala</strong>, dunque la pena per chi infrange la legge per sè e per chi lo fa industrialmente è la medesima. Tanto che <strong>molti tra i consulenti sono rimasti delusi dal fatto che la IPO non avesse inserito tra le opzioni anche pene detentive</strong>.</p>
<p>Proprio su tale cavillo si è <a href="http://news.zdnet.co.uk/itmanagement/0,1000000308,39648564,00.htm" target="_blank">scatenato</a> Jim Killock, funzionario Open Rights Group (<a href="http://www.openrightsgroup.org/" target="_blank">ORG</a>): «<strong>Quello che è ormai evidente è come ci sia un vero bisogno di separazione tra chi viola la proprietà intellettuale senza trarne profitto e le gang di criminali professionisti</strong>», sottolineando come mischiare le due entità sarebbe nocivo anche per la stessa IPO. Dall&#8217;altra parte Iain Connor, esperto in proprietà intellettuale sostiene che «Aumentare le pene ha l&#8217;unico scopo di perseguire i criminali, nessuno arresterà i ragazzi».</p>
<p>da:webnews.it</p>
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		<title>Processo a The Pirate Bay, l&#8217;ombra del conflitto di interessi sul giudice</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 07:18:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sembra una trama da legal thriller, eppure è tutto vero. A pochissima  distanza dalla sentenza che ha portato alla condanna dei fondatori di The  Pirate Bay per complicità nella violazione del diritto d&#8217;autore,  ecco un colpo di scena. La difesa, prima ancora di ricorrere in appello, ha  manifestato la volontà di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sembra una trama da legal thriller, eppure è tutto vero. A pochissima  distanza dalla sentenza che ha portato alla condanna dei fondatori di <strong>The  Pirate Bay</strong> per <strong>complicità nella violazione del diritto d&#8217;autore</strong>,  ecco un colpo di scena. La difesa, prima ancora di ricorrere in appello, ha  manifestato la volontà di chiedere l&#8217;annullamento del processo a causa di un  conflitto di interessi del giudice Tomas Norström.</p>
<p><strong>Tomas Norström</strong>, il giudice che ha pronunciato la sentenza, risulta  infatti iscritto alla Swedish Copyright Association e alla Swedish Association  for the Protection of Industrial Property, associazioni impegnate nella tutela  del diritto d&#8217;autore. Sebbene l&#8217;iscrizione a tali associazioni non risulti poi  così determinante, è la seconda citata ad essere la più scomoda per il giudice  Tomas Norström, poiché esso è presente nell&#8217;organigramma dell&#8217;associazione.</p>
<p>Il giudice ha affermato di non aver ravvisato incompatibilità di alcun tipo e  di non aver chiesto, di conseguenza, una sostituzione anticipata. Il legale  della difesa, <strong>Peter Althin</strong>, è ovviamente di tutt&#8217;altro parere, e con  buona probabilità userà questa nuova informazione come un grimaldello per  scardinare l&#8217;autorevolezza della prima sentenza. Massima attenzione dunque per  una vicenda legale niente affatto conclusa, anche se offre spunti per una  riflessione.</p>
<p>Nulla vieta di iscriversi ad un&#8217;associazione per la tutela del diritto  d&#8217;autore, qualora fosse compatibile con le proprie idee. Differente è il  discorso legato all&#8217;appartenere ai membri dell&#8217;associazione stessa, poiché non è  chiaro in quale misura si possa godere di vantaggi diretti, anche in termini  economici, in caso di sanzioni pecuniarie ai danni di chi viola il diritto  d&#8217;autore. Rimangono aperti molti interrogativi poiché, se è sacrosanto difendere  il diritto d&#8217;autore in quanto legge in vigore, dall&#8217;altro può risultare  quantomeno dubbia la scelta di un giudice che proprio estraneo ai fatti e alle  conseguenze non è.</p>
<p>Come riporta <a href="http://news.cnet.com/8301-1023_3-10226167-93.html" target="_blank">CNET</a>,  non tutti sono concordi nel ravvedere un conflitto di interessi vero e proprio  nell&#8217;iscrizione del giudice a tali associazioni ma è anche molto chiaro che la  questione va a complicarsi enormemente. Un processo che doveva aprire un caso e  chiudere un&#8217;epoca potrebbe vedersi la terra crollare sotto i piedi, aprendo così  un caso nel caso. Staremo a vedere.</p>
<p>da:hwupgrade.it</p>
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