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	<title>orbitaweb.it &#187; web 2.0</title>
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	<description>Il meglio dal mondo web... e da ciò che gli gira attorno</description>
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		<title>Amore e morte sul web 2.0: quando il trapasso è online</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 17:17:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella vita quotidiana di ciascuno di noi il web si sta ritagliando uno spazio sempre più ampio.
Oggi gestiamo i contatti su Facebook, carichiamo video sui portali dedicati, teniamo traccia della musica ascoltata o degli ultimi libri letti. C’è chi carica le mappe degli itinerari di viaggio, chi condivide il calendario, chi tiene traccia dei propri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella vita quotidiana di ciascuno di noi il web si sta ritagliando uno spazio sempre più ampio.<br />
Oggi gestiamo i contatti su Facebook, carichiamo video sui portali dedicati, teniamo traccia della musica ascoltata o degli ultimi libri letti. C’è chi carica le mappe degli itinerari di viaggio, chi condivide il calendario, chi tiene traccia dei propri progressi nello sport; o ancora chi pianifica il matrimonio, chi crea album fotografici con i momenti più belli della propria vita.</p>
<p>Tutte queste attività oltre ad essere di carattere <strong>personale</strong>, rientrano nella sfera della <strong>condivisione </strong>e della <strong>memoria</strong>.</p>
<p>Non bisogna stupirsi troppo se in tutto questo marasma digitale faccia capolino anche l’<em>oscura signora</em>.<br />
In effetti la <strong>Morte nel web</strong> non è di certo un’utente dell’ultima ora: basti pensare a un sito come <a href="http://www.deathclock.com/"><strong>Death Clock</strong></a>, online da almeno 12 anni. Ed è stato senz’altro prima dell’avvento della nuova era del web che hanno cominciato a saltar fuori i primi siti concepiti come <a href="http://www.cemetery.org/">cimiteri virtuali</a>.</p>
<p><strong>Anche la morte è diventata 2.0?</strong> In un certo senso si potrebbe dire di sì e sembra avere uno sviluppo parallelo all’attuale concezione della Rete. O molto più semplicemente, la Rete è diventata parte del nostro quotidiano, costruisce parte del vissuto.</p>
<p>Da una parte gli utenti sembrano aver bisogno di <strong>celebrare</strong> i<em> cari estinti</em> anche online, creando un luogo dove è possibile ricordare permanentemente la persona scomparsa. Un buon esempio è dato da <strong><a href="http://www.respectance.com/">respectance.com</a></strong>.</p>
<p>Recentemente è nata una realtà italiana simile, <a href="http://lifestrand.net/"><strong>lifestrand.net</strong></a>, localizzata anche in inglese. L’idea è quella di registrare la persona deceduta e di lasciare che le persone scrivano messaggi, ricordi, fotografie…</p>
<p>Tutto ciò ricorda un po’ il senso di Facebook o di MySpace, no? Solo che in questi casi il protagonista non c’è più, non ha potere su quel che viene ricordato.</p>
<p>Ma la morte sul web non è solo celebrazione e memoria.<br />
C’è chi decide di <strong>pianificare nel dettaglio le proprie esequie</strong> utilizzando <a href="http://www.mywonderfullife.com/"><strong>mywonderfullife.com</strong></a>, dove nulla viene lasciato al caso. Un sito decisamente affascinante, adottabile dai maniaci del controllo. Ma non prima di aver registrato un account su <strong>Legacy Locker</strong>…</p>
<p>Un altro degli aspetti fondamentali è infatti cosa sarà della nostra vita digitale una volta che quella “reale” sarà conclusa.<br />
Di fatto è abbastanza inquietante &#8211; sia per chi se ne va che per chi rimane &#8211; immaginare un profilo facebook, un blog, le raccolte di foto e video, le caselle email, le miriade di account aperti nell’arco di una vita, in stato di abbandono. Tutto questo materiale prima o poi andrà perduto e chi rimane deve assumerne la responsabilità. <a href="http://legacylocker.com/"><strong>Legacylocker.com</strong></a> è la risposta.</p>
<p>Per chi invece dovesse scegliere di uccidere la propria identità digitale, c’è sempre la <a href="http://suicidemachine.org/"><strong>Web 2.0 Suicide Machine</strong></a> o <strong>Seppukoo</strong> per il solo Facebook.</p>
<p>da:blog.panorama.it</p>
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		<title>Facebook sorpassa Google</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 08:21:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Web Compete ha fotogafato uno storico sorpasso. A gennaio 2010 su Facebook sarebbero state registrate quasi 3 miliardi di visite (2.872.823.682) con un incremento mensile del 5,92% e un rialzo rispetto all&#8217;anno prima del 141%. Google è seconda con 2.780.997.436 di visite, con una crescita mensile del 3.51% e annuale del 26.33%.
Oltre l’11% del tempo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Web Compete</strong> ha fotogafato uno storico sorpasso. A <strong>gennaio </strong>2010 su <strong>Facebook</strong> sarebbero state registrate quas<strong>i 3 miliardi di visite</strong> (2.872.823.682) con un incremento mensile del 5,92% e un rialzo rispetto all&#8217;anno prima del 141%. <strong>Google è seconda</strong> con 2.780.997.436 di visite, con una crescita mensile del 3.51% e annuale del 26.33%.</p>
<p>Oltre l’11% del tempo speso online dagli utenti è su Facebook, quasi il triplo del poco più del 4 % su Yahoo e Google.</p>
<p>Per numero di <strong>visitatori </strong>unici, <strong>Facebook </strong>con  oltre <strong>133 </strong>milioni avrebbe <strong>sorpassato Yahoo</strong> ferma a<strong> 132 milioni</strong>, ma <strong>Google </strong>manterrebbe lo scettro con   <strong>147,8 milioni </strong>di visitatori unici.</p>
<p>Facebook ha appena raggiunto il traguardo dei <strong>400 milioni di utenti attivi</strong>.</p>
<p>da:itespresso.it</p>
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		<title>Google presenta Gmail Buzz e lancia l&#8217;attacco a Facebook</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 08:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[GOOGLE ci riprova: nonostante i tentativi falliti degli ultimi anni, l&#8217;azienda di Mountain View non si rassegna all&#8217;esclusione dall&#8217;enorme mercato dei social network e trasforma il suo Gmail nell&#8217;arma per attaccare lo strapotere di Facebook e Twitter.
Confermando le indiscrezioni delle ultime ore, l&#8217;azienda di Mountain View ha presentato Buzz, una nuova funzione che permette di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>GOOGLE ci riprova: nonostante i tentativi falliti degli ultimi anni, l&#8217;azienda di Mountain View non si rassegna all&#8217;esclusione dall&#8217;enorme mercato dei social network e trasforma il suo Gmail nell&#8217;arma per attaccare lo strapotere di Facebook e Twitter.</p>
<p>Confermando le indiscrezioni delle ultime ore, l&#8217;azienda di Mountain View ha presentato Buzz, una nuova funzione che permette di visualizzare, direttamente nel suo servizio di posta elettronica, aggiornamenti, foto, video, link pubblicati dai propri amici, proprio come avviene nelle homepage dei più famosi social network.</p>
<p>Gli utenti di Gmail troveranno da oggi nella schermata principale del sito una nuova etichetta, chiamata appunto Buzz, nella quale vedranno comparire automaticamente qualunque contenuto condiviso dai propri contatti di mail e chat. Proprio come su Facebook, si potranno pubblicare testi, link, foto prese da internet o da Flickr, video da YouTube, messaggi inviati su Twitter, e così via. Per ogni contenuto si potrà decidere se condividerlo con tutti, vedendolo apparire anche nel proprio profilo pubblico, o soltanto con i propri contatti. Buzz sarà strettamente collegato con la casella &#8220;Posta in arrivo&#8221; di Gmail, che si aggiornerà quando qualcuno commenta o replica a un contenuto pubblicato dall&#8217;utente. Un sistema di raccomandazioni, che ricorda in qualche modo il pagerank di Google, si incaricherà inoltre di segnalare le discussioni più popolari, anche se il loro autore non fa parte della cerchia di contatti.</p>
<p>La mossa di Google è chiaramente volta a invertire la tendenza che vede la posta elettronica sempre meno usata, specie da determinate fasce di utenti, in favore dei servizi di social networking. Secondo una recente indagine Nielsen, il pubblico delle reti sociali ha ormai superato quello delle e-mail: 301 milioni di utenti contro 276 milioni.</p>
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<p>&#8220;I social network hanno un grande valore, ma quando hai 500 o 5000 amici diventa difficile distinguere le informazioni utili dal rumore&#8221;, ha detto Bradley Horowitz, responsabile della gestione prodotti di Google, presentando Buzz. &#8220;Ciò che è importante per un altro, potrebbe non esserlo per me, e il tempo è una risorsa sempre più preziosa. Questo è uno di quei problemi che a Google ci piace risolvere&#8221;.</p>
<p>Google tenta di affermarsi nel settore dei social network dal 2004, ben prima dunque del boom di Facebook e Twitter. Ma, da Orkut in poi, le sue iniziative non hanno incontrato il favore del grande pubblico. La piattaforma Google Wave, pensata come un nuovo strumento di comunicazione per il web 2.0, giace semi-dimenticata in versione beta dallo scorso maggio. Nel frattempo, secondo alcune anticipazioni, Facebook si starebbe attrezzando per disturbare Gmail direttamente sul suo terreno, trasformando il suo sistema di messaggistica in un vero e proprio servizio e-mail. Il progetto sarebbe stato battezzato in codice &#8220;Titan&#8221;. Ma con i suoi 150 milioni di utenti unici mensili, Gmail può forse fornire al colosso di Mountain View il trampolino decisivo per il salto finora fallito.</p>
<p>da:repubblica.it</p>
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		<title>Google vuole Gmail più social per dare l&#8217;assalto a Facebook</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 08:24:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Google attualmente teme più l&#8217;attacco di Facebook al suo core business, di tanti altri rivali. Facebook è un avversario temibile con i suoi 400 milioni di utenti fidelizzati: il primo social network ha scelto Bing come motore di ricerca e inoltre vuole realizzare una Webmail.
Per Google è un attacco al cuore. In risposta Google vuole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Google </strong>attualmente teme più l&#8217;attacco di Facebook al suo <strong>core business</strong>, di tanti altri rivali. <strong>Facebook </strong>è un avversario temibile con i suoi<strong> 400 milioni di utenti </strong>fidelizzati: il primo social network ha scelto <strong>Bing</strong> come motore di ricerca e inoltre vuole realizzare una <strong>Webmail</strong>.</p>
<p>Per Google è un attacco al cuore. In risposta Google vuole donare a <strong>Gmail funzionalità social-networking </strong>per dare l&#8217;assalto a Facebook. Lo riporta il <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052748703630404575053480962942848.html">Wall Street Journal</a>. Gli utenti di Twitter o Facebook passeranno a Gmail solo se l&#8217;interfaccia permetterà a tutti i loro messaggi di essere reperibili da un <em>central spot</em>.</p>
<p>Attualmente Yahoo Mail consente agli utenti di vedere gli aggiornamenti a Twitter e Flickr dai contatti, dall&#8217;homepage di Yahoo Mail stesso.</p>
<p>Da tempo Google sta costruendo <strong>Google Wave</strong> e sta puntando sulla <strong>Social Search</strong> (in beta), per cercare di rimanere al centro della scena Web 2.0.</p>
<p>da:itespresso.it</p>
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		<title>Boss della mala usava Facebook per i propri traffici</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 16:27:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Sunday Times ha fatto luce sull’utilizzo di Facebook da parte di Colin Gunn, uno dei più pericolosi criminali del Regno Unito, che utilizzava il popolare social network dalla propria cella per seguire i propri affari illegali.
Colin Gunn, mandante di alcuni omicidi e per questo condannato a 35 anni di carcere, grazie all’intervento del proprio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Sunday Times ha fatto luce sull’utilizzo di Facebook da parte di Colin Gunn, uno dei più pericolosi criminali del Regno Unito, che utilizzava il popolare social network dalla propria cella per seguire i propri affari illegali.<br />
Colin Gunn, mandante di alcuni omicidi e per questo condannato a 35 anni di carcere, grazie all’intervento del proprio legale, pare che avesse ottenuto la concessione ad utilizzare il PC ed internet dalla propria cella (privilegio da verificare). La concessione, di per se anomala ma non isolata a quanto pare, si è trasformata in un abuso visto che il Sunday Times ha rivelato il vero interesse del detenuto.</p>
<p>Colin Gunn era un assiduo utilizzatore di Facebook e contava, nel proprio profilo, oltre 500 &#8220;amici&#8221;, gente del suo calibro, con i quali intratteneva affari al fine di continuare a seguire i propri traffici illeciti. Non solo, era solito intimidire e minacciare quelli che, secondo lui, lo avevano tradito negli anni.</p>
<p>Lo scandalo ha investito il Ministro della Giustizia Jack Straw che ha affermato di voler privare della connessione ad internet gli ospiti dei penitenziari britannici. </p>
<p>da:pctuner.net</p>
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		<title>Zuckerberg: ma chi la vuole la privacy?</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 10:17:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La crescita esponenziale del fenomeno Facebook negli ultimi due anni ha fatto sì che il social network nato nel campus di Harvard nel 2004 abbia attirato a sé più di 350 milioni di utenti che di privacy non vorrebbero proprio saperne. A dirlo è Mark Zuckerber, CEO e fondatore del social network, che proprio il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La crescita esponenziale del fenomeno Facebook negli ultimi due anni ha fatto sì che il social network nato nel campus di Harvard nel 2004 abbia attirato a sé più di 350 milioni di utenti che <strong>di privacy non vorrebbero proprio saperne</strong>. A <a href="http://www.guardian.co.uk/technology/2010/jan/11/facebook-privacy" target="_blank">dirlo</a> è Mark Zuckerber, CEO e fondatore del social network, che proprio il mese scorso ha subito un drastico cambiamento delle regole riguardanti la privacy.</p>
<p>Intervistato da Micheal Arrington di TechCrunch, il venticinquenne amministratore delegato ha spiegato che se dovesse trovarsi nelle condizioni di ricostruire Facebook da zero non si farebbe scrupoli ed eliminerebbe tutti gli escamotage che in questi anni hanno permesso agli utenti di selezionare quali informazioni personali condividere con la comunità.</p>
<p>&#8220;Quando ho iniziato nella mia stanza a Harvard &#8211; ha proseguito Zuckerberg &#8211; in molti mi chiedevano per quale ragione qualcuno avrebbe dovuto mettere su Internet qualsiasi tipo di informazione personale&#8221;. Preoccupazioni che, per il giovane boss di Palo Alto, sarebbero poi cadute nell&#8217;oblio: &#8220;Negli ultimi 5-6 anni &#8211; ha precisato &#8211; sono decollati diversi servizi che permettono la condivisione di informazioni sulla Rete e la gente non solo ha accolto serenamente l&#8217;idea di spargere nel Web questa sua parte di intimità, ma addirittura lo ha fatto con una grande varietà di persone e sempre più apertamente. È una norma sociale che si è evoluta con il tempo&#8221;. </p>
<p>In poco più di cinque minuti di intervista Zuckerberg ha trovato il tempo per definire se stesso e la sua azienda come soggetti investiti di un ruolo fondamentale: quello di motore portante dell&#8217;innovazione e specchio dei mutamenti delle dinamiche sociali. Dinamiche che non sembrano più includere la privacy tra le caratteristiche principali.</p>
<p>da: punto-informatico.it</p>
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		<title>La macchina del «web suicidio» che vi libera da tutti i social network</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 09:08:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Basta con Facebook. Via anche da Twitter, Myspace e LinkedIn. Per gli internauti che puntavano a staccarsi completamente dalla rete, cancellare in modo definitivo tutti i propri dati, le foto e il profilo personale dalla blogosfera, Internet offriva da qualche settimana un&#8217;opportunità accattivante: un portale gratuito, chiamato emblematicamente «Suicide Machine», dove bastava un clic per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Basta con Facebook. Via anche da Twitter, Myspace e LinkedIn. Per gli internauti che puntavano a staccarsi completamente dalla rete, cancellare in modo definitivo tutti i propri dati, le foto e il profilo personale dalla blogosfera, Internet offriva da qualche settimana un&#8217;opportunità accattivante: un portale gratuito, chiamato emblematicamente «Suicide Machine», dove bastava un clic per «suicidarsi» dal web 2.0. La pagina online, dopo il boom d&#8217;accessi e centinaia di utenti che hanno eliminato il proprio account nel giro di poche ore, è stata bloccata da Facebook. Infuirati gli utenti.</p>
<p><strong>TESTAMENTO VIRTUALE -</strong> Ci si mette quasi una giornata intera per cancellare manualmente tutte le nostre tracce dall&#8217;infinito mondo dei social network. L&#8217;applicazione suicida, online da circa due settimane, offriva la possibilità di saltare infinite lungaggini: grazie ad uno script, uno username e una password si poneva fine, in meno di un&#8217;ora, ad una identità virtuale. Inoltre, aggiungendo un testo nella casella «ultime parole» l&#8217;utente lasciava persino un suo testamento virtuale. «Questa macchina cancella tutti i profili dal social network che ci costano un&#8217;infinità di energie, uccide tutti i falsi amici virtuali ed elimina completamente il vostro alter ego dal web 2.0», recita un&#8217;avvertenza per l&#8217;uso. «Attenzione, una volta avviato il suicidio virtuale, la progressione è inarrestabile».</p>
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<p><strong>IL BLOCCO -</strong> Dopo più di 50.000 amici cancellati e circa 500 profili disattivati, Facebook ha deciso di assassinare «Suicide Machine», bloccando di fatto l&#8217;accesso a http://suicidemachine.org. Senza motivare la scelta o dare spiegazioni, hanno comunicato i gestori del servizio moddr di Rotterdam. Un rappresentante di Facebook<a rel="nofollow" href="http://latimesblogs.latimes.com/technology/2010/01/facebook-fights-back-disallows-the-suicide-machine.html" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"> ha raccontato ai media americani </span></a>che la raccolta di dati d&#8217;accesso e la cancellazione dei contenuti contravviene alle disposizioni d&#8217;utilizzo di Facebook (Statement of Rights and Responsibilities, Srr). Oltre a ciò, il colosso di Palo Alto si è riservato di intraprendere procedimenti legali contro «Suicide Machine». A dicembre Facebook aveva bloccato il portale Seppukoo, che offriva un servizio simile. «Stiamo lavorando per ripristinare al più presto il sito e aggirare il blocco», ha spiegato Gordan Savicic di moddr. «Dopo un upgrade del server la &#8216;macchina suicida&#8217; dovrebbe ripartire a breve», ha però annunciato Savicic.</p>
<p>da:corriere.it</p>
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		<title>La mappa dei social-network nel mondo</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 07:37:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mettendo insieme statistiche ufficiali, dati di Alexa e di Google Web Trends, sei mesi fa Vincenzo Cosenza ha presentato una delle prime mappe che visualizzano la diversa distribuzione dei social-network nel mondo. Ed è stato subito un successo, non solo in Italia ma anche all’estero. Ora Cosenza torna con una seconda versione che ci aggiorna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mettendo insieme statistiche ufficiali, dati di <a href="http://www.alexa.com/">Alexa</a> e di <a href="http://www.google.com/trends">Google Web Trends</a>, sei mesi fa <a href="http://www.vincos.it/about-2/">Vincenzo Cosenza</a> ha presentato <a href="http://www.vincos.it/world-map-of-social-networks/">una delle prime mappe</a> che visualizzano la diversa distribuzione dei social-network nel mondo. Ed è stato subito un successo, non solo in Italia ma anche <a href="http://www.techcrunch.com/2009/06/07/a-map-of-social-network-dominance/">all’estero</a>. Ora Cosenza torna con una <a href="http://www.vincos.it/2009/12/18/la-mappa-dei-social-network-nel-mondo-dicembre-2009/">seconda versione</a> che ci aggiorna sulle novità più recenti.</p>
<p>Abituati a sentire parlare sempre di Facebook, spesso ci dimentichiamo che in Brasile, Paraguay e India spopola <a href="http://www.orkut.com/">Orkut</a> (servizio acquisito da Google). O che nell’America centrale (come pure in Portogallo, Romania, Tailandia e Mongolia) il punto di riferimento resta <a href="http://hi5.com/">Hi5</a>.</p>
<p>Difficile spiegare cosa spinga aree geografiche così distanti tra loro a preferire un social-network piuttosto che un altro. Più facile, invece, capire il successo di alcuni servizi locali nei rispettivi paesi: è il caso di <a href="http://www.qq.com/"><span>QQ</span></a> in Cina, <a href="http://www.odnoklassniki.ru/">Odnoklassniki</a> nei paesi dell’ex Urss, <a href="http://www.maktoob.com/">Maktoob</a> nei paesi arabi (Libia, Omam, Arabia Saudita e Yemen), <a href="http://lide.cz/">Lidé</a> in Repubblica Ceca e <a href="http://www.skyrock.com/">Skyrock</a> in Guadalupa e Martinica.</p>
<p>A colpo d’occhio impressiona lo strapotere in Russia di <a href="http://vkontakte.ru/">V Kontakte</a>, social network accusato di essere il “clone” di Facebook e di proprietà di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Digital_Sky_Technologies">Digital Sky Technologies</a>, società russa che di recente <a href="http://blogs.ft.com/techblog/2009/05/facebook-the-russian-connection/">ha acquisito</a> quote significative in Facebook.</p>
<p>Inutile sottolineare, poi, come il predominio di Facebook nel resto del mondo sia ormai sempre più inarrestabile: “Con oltre 350 milioni di utenti registrati &#8211; spiega Vincenzo Cosenza &#8211; continua a guadagnare terreno nei confronti dei propri competitor”. La vittima più clamorosa di questa avanzata è senza dubbio <a href="http://www.myspace.com/">MySpace</a>, ormai del tutto scomparso dalla mappa, se non fosse per l’ultima bandiera che ancora conserva nell’<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Guam">isola di Guam</a>.</p>
<p>da:mytech.it</p>
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		<title>Regolamentazione della Rete, l&#8217;Italia non decide</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 07:38:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vari ministri ed esponenti della maggioranza avevano annunciato nei giorni scorsi una serie di provvedimenti straordinari in materia di Internet e manifestazioni, in vista di un disegno di legge volto ad imporre misure restrittive sui contenuti online che incitino alla violenza. Un insieme di vedute piuttosto compatte all&#8217;interno della maggioranza di governo, a partire dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vari ministri ed esponenti della maggioranza avevano annunciato nei giorni scorsi una serie di provvedimenti straordinari in materia di Internet e manifestazioni, in vista di un disegno di legge volto ad imporre misure restrittive sui contenuti online che incitino alla violenza. Un insieme di vedute piuttosto compatte all&#8217;interno della maggioranza di governo, a partire dalla proposta del ministro dell&#8217;Interno Roberto Maroni sul possibile oscuramento di contenuti pericolosi come i gruppi su Facebook a favore di Massimo Tartaglia. Vedute uniformi che tuttavia non hanno trovato un accordo durante l&#8217;ultima riunione del Consiglio dei Ministri.</p>
<p>Nessun esito, dunque. Un nulla di fatto annunciato da una fonte dello stesso ministero dell&#8217;Interno, che ha rivelato che dovranno essere apportati aggiustamenti ai provvedimenti straordinari voluti dal ministro Maroni. Non è stato trovato un solido terreno comune per introdurre il DDL, in particolare sull&#8217;eventualità di oscurare quei siti web che incitino a comportamenti violenti e su quella di creare un apposito reato di turbativa di manifestazioni.</p>
<p>L&#8217;accordo è saltato, ma ciò non significa che i propositi del governo siano cambiati. Pare infatti che il dibattimento sul DDL proseguirà nei prossimi giorni, lasciando col fiato sospeso sia i sostenitori di un giro di vite nei confronti di quelle che ritengono pericolose libertà peculiari del web, sia le voci contrarie a quello che è stato visto come un vero e proprio bavaglio a Internet. Nel frattempo, il Presidente del Senato Renato Schifani ha rimarcato la sua posizione a favore dell&#8217;urgenza di alcune disposizioni per evitare che &#8220;l&#8217;odio violento&#8221; si diffonda ancora su piattaforme online come Facebook.</p>
<p>&#8220;Si leggono dei veri e propri inni all&#8217;istigazione alla violenza &#8211; ha dichiarato Schifani &#8211; Negli anni 70, che pure furono pericolosi, non c&#8217;erano questi momenti aggregativi che ci sono oggi su questi siti&#8221;. Facebook, dal suo canto, ha rilasciato un comunicato ufficiale in cui è stato annunciato che i contenuti minacciosi verranno eliminati perché non permessi, dal momento che il sito in blu dovrebbe rimanere un luogo dove le persone possano discutere ed esprimere le proprie opinioni.</p>
<p>Dopo l&#8217;aggressione subita dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi &#8211; e i gruppi che hanno applaudito il gesto di Massimo Tartaglia &#8211; il quotidiano Avvenire ha sottolineato come non bisognerebbe censurare la Rete, ma introdurre una regolamentazione che passi attraverso l&#8217;applicazione del codice penale.</p>
<p>Cori di protesta, intanto, si sono levati. Tra le iniziative lanciate da giornalisti, blogger e vari altri attori del web, un sit-in pacifico promosso dal neonato gruppo Libera Rete in Libero Stato, che ha spiegato che la presenza delle opinioni più ripugnanti non può pregiudicare il diritto ad uno spazio pubblico libero e pluralista.</p>
<p>da:punto-informatico.it</p>
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		<title>Arriva Wave, la comunicazione globale secondo Google</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 13:53:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo Iab Forum 2009 ha fatto da cornice alla presentazione di Google Wave in Italia. Sul nuovo strumento di collaborazione targato Google c&#8217;è molta aspettativa e molta curiosità. E nonostante la società di Mountain View abbia diffuso alcune anticipazioni, è ancora presto per dire se e come Wave potrà sostituire tutti gli strumenti (e-mail, client [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo Iab Forum 2009 ha fatto da cornice alla presentazione di Google Wave in Italia. Sul nuovo strumento di collaborazione targato Google c&#8217;è molta aspettativa e molta curiosità. E nonostante la società di Mountain View abbia diffuso alcune anticipazioni, è ancora presto per dire se e come Wave potrà sostituire tutti gli strumenti (e-mail, client di messaggistica, tool di collaboration e condivisione) che quotidianamente vengono usati dagli utenti.</p>
<p>Sicuramente Wave vuole superare le limitazioni attuali dell&#8217;e-mail (che rimane uno strumento asincrono), ma non è detto che vada a sostituire il classico client di posta. Lo stesso Lars Rasmussen, il “padre” di Wave, in collegamento da Zurigo nel corso dello Iab Forum, ha affermato che stanno valutando come integrare i due strumenti.</p>
<p>Cos&#8217;è quindi Wave? Semplificando, è uno strumento software (ma anche un protocollo, ci torneremo sopra nel prosieguo dell&#8217;articolo) che permette di interagire, collaborare e condividere documenti di vario tipo con altri utenti, il tutto da una singola schermata.</p>
<p>Il punto di partenza è proprio il concetto di “Wave” che nell&#8217;ottica Google integra conversazione e documenti, da intendersi questi nella più ampia accezione possibile (testi, immagini, mappe, video).</p>
<p>Questa “onda” ha due caratteristiche importanti: è condivisa (ogni partecipante può non solo modificare il contenuto, ma replicare in ogni singola parte della conversazione coinvolgendo anche altri partecipanti) ed è in tempo reale (se il partecipante è online il testo trasmesso è immediatamente visualizzato, proprio come i classici strumenti di instant messaging).</p>
<p>Teoricamente, e Google ci sta lavorando, si può prevedere un servizio di traduzione vocale fra due partecipanti: un utente parla al microfono del PC, la trascrizione viene gestita come “onda” e tradotta dal servizio di Google, dopodiché un sintetizzatore vocale “legge” quanto tradotto sul PC del secondo utente.</p>
<p>La flessibilità di Wave permette di preparare eventi, creare gruppi di lavoro, condividere le note di una riunione, organizzare sessioni di brainstorming o giocare a Sudoku con gli amici.</p>
<p>Ma Wave non è solo un tool di collaborazione, ma anche un&#8217;estensione del protocollo Xmpp (Extensible Messaging and Presence Protocol). Il che significa gli sviluppatori potranno realizzare applicazioni ed estensioni interoperabili con la piattaforma Google e personalizzarla con nuove funzionalità. In questo senso è interessante un <a href="http://wave.google.com/help/wave/extensions.html#" target="_blank">prototipo</a> sviluppato da Sap che permette agli utenti di un progetto di collaborare in tempo reale sulla definizione dei diagramma di flusso.</p>
<p>Attualmente Wave è usato da “centinaia di migliaia di utenti” come ha specificato Rasmussen, ma il tool rimane accessibile solo tramite invito. L&#8217;apertura al grande pubblico è prevista per la seconda metà del 2010.</p>
<p>da:b2b24.ilsole24ore.com</p>
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